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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2013 alle ore 06:49.

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MILANO - Diego Della Valle non molla la presa, si prepara a sottoscrivere l'aumento di capitale di Rcs per la quota dell'8,7% e, «se il piano funziona», anche tutto l'inoptato. Tradotto in numeri: più del 20% e quindi più della Fiat di John Elkann. Con una conferenza stampa convocata a sorpresa nel tardo pomeriggio di ieri il patron di Tod's torna a giocare d'attacco nella partita per il controllo del Corriere e spariglia le carte.
L'imprenditore, che si è augurato che non ci sia da fare alcuna battaglia interna tra i soci di Rcs, sottoscriverà dunque oggi il pacchetto di azioni di sua proprietà: «Sottoscriverò l'aumento, ne prenderò anche tutto l'inpotato. Siamo pronti a farlo», ha detto parlando nel corso della conferenza. «C'è una condivisione sullo scioglimento del Patto di sindacato. Ho sentito tutti gli azionisti, ma - ha poi aggiunto - non ho sentito la Fiat».

Nella mattinata di ieri, secondo quanto si apprende, non ci sarebbe stato alcun incontro con le banche ma l'imprenditore avrebbe avuto lunghe conversazioni telefoniche con Giovanni Bazoli ed Enrico Cucchiani, rispettivamente presidente del consiglio di sorveglianza e amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Della Valle ha quindi motivato la decisione di partecipare all'operazione dopo aver ricevuto precise garanzie da altri soci di Rcs «e la soluzione che abbiamo trovato è che dopo l'aumento di capitale si riguardi il piano di sviluppo, si veda come ridisegnare il consiglio di amministrazione che dovrebbe essere indirizzato dai soci post aumento». Il disegno auspicabile è che cinque azionisti «si mettano al 10 per cento» e senza patti «gestiscano l'azienda». Fino a prova contraria, ha precisato, «le maggioranze si fanno al 51%» e non al 20. «I gruppi editoriali devono essere gestiti da chi sa farlo», spetta quindi agli azionisti trovare «dei manager capaci». E a scanso di equivoci ha aggiunto: «Non ho mai detto che Pietro Scott Jovane non vada bene» per la Rizzoli.

Condivisione, si diceva. Ma non da parte di tutti, dato che i rapporti con la Fiat di John Elkann, primo azionista del Corriere, appaiono piuttosto tesi. Non a caso Diego Della Valle ha definito «una sceneggiata» la notizia della telefonata del presidente di Fiat John Elkann, al Capo dello Stato Giorgio Napolitano per informarlo della decisione di rilevare diritti di opzione che consentono al Lingotto di salire al 20% del gruppo Rcs. E ancora: il patron della Tod's, socio di Rcs con l'8,7%, non ha nascosto la sua irritazione sulle modalità di rafforzamento della Fiat: «Non mi è sembrata una cosa giusta comprare diritti sul mercato. Acquistarli era una delle cose meno difficili e meno costose da fare».

Cosa succede a questo punto? Di certo se Diego Della Valle vorrà comprare titoli Rcs dovrà passare dall'asta che partirà nei prossimi giorni o, in seconda battuta, rilevare dalle banche l'inoptato rimasto nel loro portafoglio. È chiaro che la posizione dell'imprenditore crea qualche imbarazzo anche per le stesse banche che in questa partita stanno cercando di favorire il dialogo tra gli azionisti, dentro e fuori dal patto. Impresa assai complessa, specie se l'interlocutore è la Fiat.

Se Della Valle dovesse salire al 20% e non si dovesse creare un canale di comunicazione con Elkann la situazione diventerebbe piuttosto difficile da gestire. Secondo indiscrezioni, il patron di Tod's sarebbe pronto anche a giocare una carta a sorpresa, con il coinvolgimento di un socio industriale, si dice straniero. Si vedrà. Sullo sfondo, intanto, prende forma l'azionariato di via Solferino mentre il titolo (+0,48%) non ha registrato particolari scossoni dopo il forte ribasso della vigilia. Mediobanca e Pirelli hanno fatto sapere di aver esercitato i diritti portando le rispettive quote al 15,1 e al 5,3 per cento (la Bicocca solo per la parte sindacata).

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