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Questo articolo è stato pubblicato il 30 luglio 2013 alle ore 09:07.

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John Elkann (Ansa)John Elkann (Ansa)

I grandi soci Rcs prendono tempo per valutare il futuro assetto azioniario del gruppo che edita il Corriere della Sera. È questo l'esito della missione milanese di John Elkann, presidente del gruppo Fiat diventato primo azionista col 20,5%, che ieri ha incontrato diversi esponenti del patto. In sostanza, alla riunione del sindacato che si terrà domani a partire dalle 15 (dopo il consiglio Rcs sulla semestrale), verrà proposto di annullare la scadenza del 14 settembre fissata per le disdette all'accordo, in modo da avere più tempo – a perimetro stabile – per valutare l'evoluzione del patto verso una formula meno vincolante dell'attuale, che potrebbe tradursi in un semplice patto di consultazione.

Dovrebbe restare comunque confermata la validità dell'accordo attuale fino al 14 marzo 2014, data dopo la quale i pattisti uscenti avranno mano libera sulle rispettive partecipazioni. Rispetto alle attese, la novità dell'ultima ora è che Unipol, che dall'acquisizione di FonSai ha ereditato un pacchetto di azioni Rcs pari al 5,651% del nuovo capitale, potrebbe considerare l'ipotesi di accompagnare la casa editrice per un tratto del percorso, ma solo in presenza di una soluzione che non vincoli la disponibilità delle azioni. L'obiettivo di Elkann è comunque quello di assicurare stabilità al gruppo per consentire al management e all'ad Pietro Jovane di portare avanti con sufficiente tranquillità il piano di ristrutturazione e rilancio che richiederà almeno altri 18 mesi di lavoro per dare i primi frutti.

Restano invece determinati a svincolarsi dal patto, alla scadenza e senza ripensamenti, Mediobanca (15,452% del nuovo capitale), Generali (1,023%) e Merloni (0,517%). La banca d'affari milanese guidata da Alberto Nagel ha preso un impegno col proprio board e col mercato, proponendo un piano industriale che prevede lo scioglimento di qualsiasi vincolo, appena possibile, e l'alleggerimento dell'esposizione all'equity. Mediobanca, dunque, ritirerà dal patto la propria quota e, a condizioni adeguate, ne realizzerà anche almeno una parte. Sulla stessa linea Generali che, sotto la gestione di Mario Greco, ha deciso di concentrarsi sul core business e per questo si è lasciata diluire in Rcs senza seguire l'aumento di capitale. Quanto a Merloni la futura uscita è da mettere in relazione ai dubbi, espressi in più sedi, sull'utilità e l'efficacia del piano industriale-finanziario.

Di allargare il tavolo delle discussioni ad altri importanti azionisti fuori patto non si parla più. Giuseppe Rotelli, poco prima della sua scomparsa, aveva deciso di non sottoscrivere l'aumento, perdendo lo status di primo socio con una quota del 16,6%, oggi ridimensionata al 4,28%. Neppure sembrerebbe esserci molto feeling tra Elkann e Diego Della Valle, socio all'8,995% che non pare avere sotterrato l'ascia di guerra.

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