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Questo articolo è stato pubblicato il 30 luglio 2013 alle ore 06:45.

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ROMA

BRUXELLES. Dal nostro corrispondente
Il governo italiano è in piena trattativa con le autorità comunitarie sul futuro del Monte dei Paschi di Siena, e risponderà a breve alla lettera con la quale il 16 luglio la Commissione europea ha espresso riserve su alcune caratteristiche del piano di ristrutturazione, per avere il via libera definitivo ai 3,9 miliardi di obbligazioni sottoscritti dal Tesoro (i Monti Bond). La conferma del negoziato è venuta ieri dal ministro per gli affari europei, Enzo Moavero Milanesi, il quale ha anche aggiunto che il governo Letta non ritiene che il caso Mps possa essere assimilato ad altre operazioni di ristrutturazione bancaria avvenute in Europa, come invece sembrano pensare i tecnici di Bruxelles. «Il commissario alla Concorrenza Joaquín Almunia tende ad assimilare la nostra situazione, la situazione di Banca Mps, ad altre operazioni. Noi abbiamo una valutazione in cui vediamo elementi diversi. Stiamo finalizzando la risposta», ha detto Moavero, dopo che il Financial Times ieri ha pubblicato brani di una lettera di Almunia al ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni in cui elenca gli aspetti del piano di ristrutturazione che agli occhi della Commissione vanno migliorati: la riduzione dei costi, i rapporti di redditività, la politica degli accantonamenti, l'importanza delle attività di contrattazione, l'esposizione al rischio sovrano, la politica delle remunerazioni della dirigenza, la gestione delle passività. Il commissario europeo scrive al ministro dell'Economia di non condividere le stime del governo italiano di 5.000 tagli al personale per compensare perdite di 320 milioni di euro provocate dalla chiusura delle attività di contrattazione per conto proprio e dalla riduzione dell'esposizione ai titoli sovrani. Almunia dice che la stima, citata da Saccomanni in una lettera a Bruxelles il 28 giugno, è «considerevolmente gonfiata». Oggetto di una indagine giudiziaria per via di perdite milionarie nelle contrattazioni sui derivati, Mps ha già annunciato il taglio di 4.600 posti di lavoro, la chiusura di 400 sportelli e un aumento di capitale di un miliardo di euro.
Il tema della ristrutturazione di Mps è politicamente delicato. Non solo perché l'istituto ha un ruolo chiave nell'economia, nella politica e nella società di una delle principali regioni italiane, la Toscana, ma anche perché, alla luce dei tradizionali legami della banca con il Partito Democratico, la vicenda potrebbe avere ripercussioni anche sul governo Letta. A tutt'oggi il disco verde della Commissione già fornito in gennaio 2013 per l'emissione dei Monti Bond resta valido. Tuttavia, l'esecutivo comunitario fa presente che allo stato attuale non è possibile una pre-approvazione del contenuto dei piani di ristrutturazione e si richiedono quindi miglioramenti. Oltre ai nodi già citati, ci sono anche altre questioni di cui occorrerebbe tener conto nel piano di ristrutturazione, spiega Almunia nella sua lettera a Saccomanni. Per esempio, la banca toscana dovrebbe specificare come intende compensare le operazioni di rifinanziamento a lungo termine della Banca centrale europea, una volta giunte a scadenza. Il commissario europeo avverte che in assenza di progressi sufficienti nelle prossime settimane proporrà al collegio dei commissari di aprire una procedura formale per aiuti di stato in violazione delle regole europee. La vicenda sta pesando sul titolo Mps, che ieri ha chiuso in ribasso del 4,6% a 0,20 euro.
Il ministero dell'Economia sottolinea che non si è configurato alcun rifiuto del piano messo a punto per Mps ma, come è normale che sia, quello in è corso un negoziato. Il ministero rammenta infatti di avere avviato la procedura di sostegno a Mps nel corso del 2012 e di aver comunicato alla Commissione, il 7 dicembre, l'intenzione di sottoscrivere strumenti finanziari emessi dalla banca. Il 17 dicembre 2012 la Commissione ha autorizzato l'operazione, realizzata dal MEF il 28 febbraio 2013. L'autorizzazione della Commissione europea alla misura di aiuto era condizionata alla presentazione di un piano di ristrutturazione della banca beneficiaria, che il MEF ha provveduto a notificare il 17 giugno 2013. «Il dialogo informale sui contenuti del piano di ristrutturazione tra MEF e Commissione – prosegue la nota di via XX settembre – che non fa parte di una procedura di contenzioso e di cui la lettera pubblicata è soltanto un passaggio, è la modalità ordinaria in cui si svolge la procedura di verifica della compatibilità del sostegno finanziario pubblico con il quadro europeo sugli aiuti di Stato. Un dialogo in costante evoluzione, aggiornato da interlocuzioni che hanno avuto luogo anche dopo la data del 17 luglio a cui risale la lettera diffusa, allo scopo di approfondire le richieste formulate dal commissario, fornire ulteriori elementi sul piano, discutere diverse opzioni».
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IL DOCUMENTO
La lettera di Almunia.
Le richieste della Commissione Ue sulla riforma del piano proposto da Mps

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