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Questo articolo è stato pubblicato il 01 agosto 2013 alle ore 07:28.

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Il nuovo assetto Rcs nascerà sotto l'egida di Fiat e Intesa. Il patto, che si è riunito ieri, ha concordato di far slittare al 31 ottobre i termini per la disdetta e nel frattempo ha dato mandato a Piergaetano Marchetti di consultare i soci sindacati per trovare una soluzione che garantisca stabilità al gruppo che edita il Corriere della Sera e allo stesso tempo consenta la maggior flessibilità nella gestione delle partecipazioni richiesta da molti azionisti. L'ipotesi su cui si sta ragionando è quella di far evolvere il vecchio patto verso una formula più leggera, quale potrebbe essere il patto di consultazione, magari accompagnandolo a un diritto di prelazione sulle quote uscenti ma a prezzi di mercato, non penalizzanti per i venditori. Ipotesi che Unipol potrebbe considerare mentre Mediobanca resta dell'idea di svincolarsi da ogni impegno, in coerenza con il piano industriale appena approvato dal board. Dalla riunione del patto è uscita anche una generica apertura a dialogare con gli altri soci rilevanti, per verificare se ci sono possibilità di convergenza, ma il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, Giovanni Bazoli, si è schierato pubblicamente e per la prima volta a fianco di Fiat, diventata primo azionista col 20,5% nell'ambito dell'aumento di capitale appena condotto in porto.
«L'intervento di Fiat è stato da noi giudicato positivamente – ha osservato Bazoli – perchè proveniente da un azionista che è stato un perno del patto di sindacato in scadenza e può continuare ad assicurare la necessaria stabilità dell'assetto proprietario». Bazoli ha reso un omaggio anche allo scomparso Giuseppe Rotelli. Merito suo, ha sottolineato, se l'aumento di capitale indispensabile a evitare il tunnel di una procedura concorsuale è andato in porto. «L'aumento di capitale – ha ricordato – ha rischiato seriamente di non essere approvato, nonostante il voto favorevole di quasi tutti gli azionisti del patto di sindacato, perchè l'approvazione richiedeva una maggioranza molto qualificata. Se ciò non è avvenuto lo si deve al fatto che il professor Giuseppe Rotelli, pur non facendo parte del patto di sindacato, votò a favore. Fu una delle sue ultime decisioni. E io credo doveroso che tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Rcs debbano pubblicamente dargli merito di aver salvato Rcs da un esito infausto». La procedura concorsuale, infatti, avrebbe comportato «gravissimo nocumento per tutti i soggetti coinvolti e interessati, dagli azionisti ai dipendenti, ma altresì un ulteriore grave pregiudizio per il nostro Paese, trattandosi in quell'ipotesi del dissesto del più importante e famoso giornale italiano». Nell'attuale formulazione, il patto è comunque destinato a essere archiviato. «L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che una proprietà condominiale non funziona e quindi che la società debba essere guidata da una proprietà coesa», ha osservato il presidente di Intesa, sottolineando che nei confronti di Rcs la banca persegue tre obiettivi: «Favorire la ripresa dell'azienda, continuare a garantirne l'indipendenza da interferenze improprie della politica, tutelare i propri crediti». Coerentemente, Intesa «intende adoperarsi affinchè l'azienda si sviluppi secondo un piano condiviso e sia messa nelle mani di soci industriali affidabili e all'uopo attrezzati».
Da parte sua, il presidente Fiat John Elkann ha spezzato una lancia a favore del piano che l'ad Pietro Scott Jovane sta portando avanti. «Sicuramente – ha detto uscendo dalla riunione del patto – i risultati che sono stati portati oggi in cda mostrano che l'amministratore delegato di Rcs sta lavorando». E, se le cose stanno andando nella direzione giusta, ha aggiunto il merito è anche del direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, per cui «non vedo motivo di cambiarlo».
Il percorso per recuperare il pareggio comunque è ancora lungo. I conti del semestre che saranno illustrati oggi agli analisti in conference call saldano in rosso per 125,4 milioni (dai -427 milioni della prima metà del 2012) su ricavi consolidati scesi del 14,3% da 756,3 a 647,9 milioni e ricavi pubblicitari in calo del 21,5% da 320 a 251,3 milioni. L'Ebitda prima degli oneri non ricorrenti è negativo per 28,6 milioni e si confronta con un precedente dato positivo per 12 milioni. L'indebitamento netto è aumentato dagli 845,8 milioni di fine 2012 a 956,7 milioni, ma si ridurrà a circa 560 milioni per effetto dell'aumento di capitale.
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