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Questo articolo è stato pubblicato il 28 agosto 2013 alle ore 06:47.

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Oro e petrolio si sono messi a correre, insieme al rendimento dei Treasuries americani, nel più classico degli scenari pre-guerra. Un intervento armato in Siria, per fermare quelle che il segretario di Stato Usa John Kerry ha definito «oscenità morali», è sempre più probabile: secondo alcune fonti l'attacco sarà tra pochi giorni. Le tensioni, che avevano già cominciato a farsi sentire sul lingotto e sul greggio, si sono quindi accentuate spingendo il metallo fino a 1.424,18 dollari l'oncia, ben oltre la soglia dei 1.400 $ già brevemente superata lunedì, e il Brent sopra 114 dollari al barile, ai massimi semestrali.

Tra gli analisti non ci sono dubbi: la crisi siriana ieri ha giocato un ruolo centrale sui mercati, non solo delle materie prime. Per il petrolio in particolare i rialzi superiori al 3% registrati ieri vengono letti come una reazione comprensibile, addirittura tipica, di fronte alla prospettiva di un conflitto nel cuore della polveriera mediorientale, area da cui proviene un terzo dell'offerta di greggio.

Quanto all'oro, all'origine della ripresa delle quotazioni – che non è cominciata ieri – non c'è solo la corsa al bene rifugio. Non a caso gli speculatori, incoraggiati anche dalla relativa debolezza dei dati Usa, che allontana il rischio di un rapido arresto del quantitative easing, erano già tornati in forze a scomettere sul metallo giallo, prima che scoppiasse l'affaire delle armi chimiche di Assad: nella settimana al 20 agosto la Cftc evidenzia un aumento del 28% delle posizioni nette lunghe (all'acquisto) al Comex, che sono ora ai massimi da tre settimane. Sembra inoltre essersi arrestata, almeno per il momento, l'emorragia che dall'inizio dell'anno colpiva gli Etf sull'oro. «Venerdì – fa notare Eugen Weinberg di Commerzbank – ci sono stati acquisti di Etf per 4,7 tonnellate, i più elevati che si registrassero da novembre 2012. Nel complesso il patrimonio risulta quindi stabile da due settimane e sembra che la domanda degli investitori si stia gradualmente riprendendo».

Non altrettanto brillanti sono i consumi fisici, specie in India, dove si teme che nella stagione dei festival la domanda risulterà sotto tono: la rupia è scesa ieri al minimo storico sul dollaro e il prezzo dell'oro, da record nella divisa locale, sta ulteriormente scoraggiando gli acquisti, su cui già pesano le rigide misure a contenimento dell'import.
In compenso, le banche centrali continuano ad accumulare lingotti: dai dati del Fondo monetario internazionale risulta che in luglio la Russia ha acquistato 6,3 tonnellate di oro, portando le riserve auree sopra 1.000 tonnellate per la prima volta dal 1993. Sono inoltre aumentate le riserve di Kazakhstan, Azerbaijan, Kyrgyzstan e Guatemala.

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