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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2013 alle ore 06:52.

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La nuova Autogrill divisa in due, i duty free (a nome Wdf) e la ristorazione, partirà il 1 ottobre. Da quel giorno, le azioni Wdf saranno quotate sulla Borsa di Milano.
Ieri, a Londra, Autogrill ha alzato, per gli investitori, una parte del velo sullo spin-off del gruppo, la più grande operazione finanziaria a Piazza Affari nel 2013, presentando Wdf al mercato. Il resto sarà svelato a fine mese, ad Amsterdam: un altro investor day dedicato alla parte di ristorazione, che conserverà il vecchio marchio e denominazione di Autogrill.
L'attenzione ieri era rivolta tutta ai numeri della nuova entità del travel retail. Nessuna indicazione, riferiscono alcuni broker presenti all'evento, è stata data sul "concambio". Gli attuali azionisti si ritroveranno in mano due titoli che sommati varranno quanto oggi Autogrill prezza, ma non si sa ancora in che misura e quanta varrà ogni singola azione. Sarà Borsa Italiana, sulla base dei numeri delle due società, a decidere.
Più dovizia di informazioni, invece, sulla struttura finanziaria. L'allocazione del debito è uno dei nodi: ieri è emerso che World Duty Free sarà una società da circa 2 miliardi di fatturato e un margine operativo lordo di circa 250 milioni (confermando i numeri che erano già stati nel corso del bilancio semestrale), investimenti per 70 milioni e con un debito poco sotto il miliardo. È stato confermato quello che la società aveva ventilato a inizio estate quando in un documento sulla separazione, si indicava in 1,5 miliardi il debito complessivo di Autogrill post-scissione, di cui 1 allocato sui duty free, e il resto a carico della ristorazione. La gamba dei duty free, sebbene più piccola come dimensioni, cresce molto di più e soprattutto genera più cassa. Logico caricarla di più debito. Il deleverage sarà una delle priorità del management. L'anno scorso la divisone Travel Retail, ricordano gli analisti, ha generato una cassa "pulita", ossia al netto di investimenti e assorbimento di circolante, per 160 milioni. Per i prossimi due anni, il livello scenderà un po' (per via degli investimenti straordinari per circa 40 milioni in Spagna, dove Autogrill l'anno scorso ha vinto le gare per tutti gli aeroporti del paese), per poi risalire e arrivare, secondo le stime, a 200 milioni. Trasferire più debito su Wdf serve a ripagarlo più in fretta.
Cosa faranno gli investitori? Per ora nessuno scopre le carte. Ieri Ubs sottolineava come ci siano rischi e opportunità. Da una parte gli investitori potrebbero vendere una delle due azioni o addirittura entrambe. Dall'altra, c'è l'appeal speculativo dell'M&A: lo spin-off serve anche per rendere più facili aggregazioni sia nella ristorazione, sia nei duty free. Gli analisti si chiedono su quale dei due titoli (Wdf o Autogrill) puntare dal 1 di ottobre, ma finchè non ci sarà visibilità sul valore delle azioni, è impossibile fare scelte, è il succo del ragionamento. Nel frattempo, Autogrill segue Piazza Affari: ieri ha chiuso in rialzo dell'1,55% a 11,8 euro. Ma il mercato ha già scontato il valore nascosto che lo spin-off fa emergere: in poco più di un anno ha quasi raddoppiato il prezzo (era circa 6 euro a luglio 2012).
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