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Questo articolo è stato pubblicato il 24 settembre 2013 alle ore 06:48.

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MILANO
Stretta finale per il passaggio di mano di Telecom Italia. Formalmente, fino a ieri in tarda serata, il contratto di acquisto per rilevare, a regime, fino al 70% di Telco dai soci italiani (Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali) non era ancora chiuso. Ma si tratterebbe di mettere a punto solo gli ultimi dettagli di natura tecnica. Tanto che gli organi competenti hanno già approvato l'operazione: ieri, in rapida successione, si sono infatti tenuti il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, il comitato parti correlate di Mediobanca e il consiglio di amministrazione delle Generali. Per oggi sono attese le note ufficiali.
Che l'operazione fosse ormai in dirittura d'arrivo lo aveva già fatto capire la Borsa, con il titolo Telecom che ieri ha chiuso in forte rialzo del 3,42% (0,59 euro), e il fermento che si è registrato intorno ai grandi azionisti. Ieri in Mediobanca c'è stato un via vai fino a tarda sera con riunioni di alto livello a cui hanno partecipato anche Gaetano Micciché, direttore generale di Intesa Sanpaolo, Gabriele Galateri di Genola e Francesco Gaetano Caltagirone, rispettivamente presidente e vicepresidente di Generali. Nella sede di Piazzetta Cuccia ha fatto visita anche Marco Fossati, socio del gruppo Telecom italia col 5% tramite Findim che sarebbe stato informato dell'evoluzione del dossier. Insomma, la macchina si è messa in moto e secondo indiscrezioni la strada che porterà il gruppo Telecom Italia sotto il controllo spagnolo sembra ormai in discesa.
L'operazione, sui cui dettagli si sta ancora lavorando, prevede il passaggio di Telco, la scatola a cui fa capo il 22,4% di Telecom Italia, in due fasi. Gli spagnoli, azionisti con il 46,2% salirebbero in un primo momento intorno al 65%, per poi arrivare fino al 70% dopo circa un anno. I nuovi titoli rilevati da Madrid sarebbero però, secondo indiscrezioni, senza diritto di voto. Telefonica avrebbe offerto poco più di un euro per le azioni in mano ai soci italiani e nell'ambito dell'operazione andrà a rilevare sia l'equity sia la quota parte di debito di Telco (2,7 miliardi il debito complessivo del veicolo). Sono previste, infine, una serie di modifiche a livello di governance. Insomma, tra azioni prive di diritto di voto, sopravvivenza di Telco per un altro anno e modifiche societarie è chiaro che l'obiettivo è quello di limitare il «controllo» di Telefonica su Telco.
Il disegno finale, per gli spagnoli, è infatti la fusione con Telecom Italia, da realizzarsi successivamente all'ultimo acquisto. L'offerta, in altri termini, è corredata dalla richiesta di allungare di un altro anno la sopravvivenza di Telco. L'operazione non è automatica, tanto che sarà necessario una sorta di patto «a tempo» con altre finestre di uscita per i soci italiani ridimensionati. Mantenere lo status quo, seppur per un periodo di tempo limitato, permette infatti al gruppo di Caesar Alierta di mettere a punto i dettagli di un piano di integrazione i cui contorni sono assai complessi e che, soprattutto, dovrebbe affrontare il nodo delle attività in sovrapposizione in America latina. Per il Brasile, infatti, ci sarebbe già un'ipotesi «spezzatino», volto a spartire Tim Brasil tra la stessa Telefonica, il gruppo America Movil di Carlos Slim e Oi-Brasil. C'è poi l'Argentina, dove Telefonica e Telecom Argentina (gestita e partecipata da Telecom Italia, ma in condominio azionario con i Werthein) si contendono quasi testa a testa la leadership del mercato. Se i due gruppi europei andassero a nozze si unificherebbero così di fatto il primo e il secondo operatore del Paese.
L'ipotesi di congelare per un anno ancora l'assetto di Telco servirebbe dunque ad affrontare questioni che richiedono tempo per essere risolte. Detto questo il mercato guarda con attenzione anche al consiglio di amministrazione di Telecom Italia del prossimo 3 ottobre e al piano che presenterà il presidente Franco Bernabè. Il punto è, infatti, che il congelamento di Telco per un altro anno fa guadagnare tempo alla società ma non fornisce risposte immediate in tema di rafforzamento patrimoniale per evitare un downgrade del gruppo.
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