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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2013 alle ore 22:44.

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Monte dei Paschi, trovato l'accordo con Bruxelles sul nuovo piano, si attende convocazione cda

Anche l'ultimo ostacolo al via libera della Commissione europea al piano industriale del Monte dei Paschi di Siena è stato superato. L'«accordo» tra gli uffici della Dg Concorrenza e quelli del ministero dell'Economia è stato ufficializzato oggi dal portavoce del commissario europeo Joaquìn Almunia. «Abbiamo terminato di discutere gli ultimi aspetti che erano in sospeso. Ora aspettiamo che l'Italia notifichi la versione definitiva del piano di ristrutturazione perché la commissione possa adottare la sua decisione» ha detto il portavoce.

A questo punto si attende la convocazione del consiglio di amministrazione della Banca Monte dei Paschi per l'approvazione definitiva del piano che incorpori, dunque, i contenuti dell'accordo raggiunto con la Ue. Poi il piano dovrà essere notificato a Bruxelles per il via libera definitivo (che questa volta spetterà al collegio dei commissari) all'aiuto di Stato erogato attraverso la sottoscrizione di oltre 4 miliardi di "Monti-bond" da parte del Tesoro. Ma salvo colpi di scena, si tratta poco più che una formalità. Il cda è convocato per il 15 ottobre, ma dopo l'accordo è molto probabile che venga anticipato.

Il 24 settembre scorso il cda del Monte si era riunito per approvare il piano ma la decisione era stata rinviata perché non tutte le condizioni indicate da Almunia nella lettera inviata al ministro Saccomanni a luglio scorso erano soddisfatte. Secondo indiscrezioni non smentite né dalla banca, né dalla Commissione, né dal Tesoro, l'intoppo si è creato su quella che a prima vista era apparsa la condizione meno pesante tra le sei imposte dalla Ue. Bruxelles ha chiesto che ai manager Mps fossero applicate le nuove linee guida sugli aiuti di stato per i salvataggi bancari, in vigore dal primo agosto, nonostante la notifica del piano Mps alla Commissione fosse avvenuta prima, a metà giugno. Secondo queste linee guida, le retribuzioni complessive dei manager delle banche che ottengono aiuti di stato non possono essere superiori a 15 volte il salario medio del paese in cui ha sede la banca o 10 volte il salario medio della banca. Fatti due calcoli, l'unico colpito da questi limiti è l'a.d. Fabrizio Viola al quale spetterebbero non più di 464mila euro all'anno contro il milione e 600mila euro percepiti nel 2012. Un abbattimento di oltre due terzi, al quale il Tesoro - a quanto risulta - avrebbe cercato di opporsi temendo di aprire un contenzioso con il manager. Almunia si è mostrato intransigente ma non è dato sapere per ora su quale posizione dell'ampia forchetta è stato trovato l'accordo tra Roma e la Commissione.

Nella famosa lettera di luglio, oltre a considerare «sensibilmente gonfiati» i 5mila esuberi previsti dalla prima versione del piano per compensare 320milioni di minori introiti «senza considerare soluzioni alternative», Almunia poneva sei condizioni per dare la "pre-approvazione" al piano industriale. Retribuzioni a parte, Almunia chiedeva miglioramenti sui tagli dei costi e proporzionalita dei profitti; politiche di lungo termine, quindi un piano sostenibile; riduzione dell'intermediazione finanziaria, riduzione dell'esposizione ai rischi sovrani (il Monte è particolarmente esposto sui titoli di stato italiani); riduzione delle cedole per i bond ibridi. A inizio settembre, poi, era stato quantificato in 2,5 miliardi l'aumento di capitale che il Monte dovrà realizzare nei dodici mesi successivi all'approvazione del piano.

In sintesi, le richieste della Commissione hanno obiettivo di scaricare il più possibile il costo del salvataggio del Monte dei Paschi sugli azionisti e sui possessori di obbligazioni ibride, cercando di tutelare con maggiori garanzie gli altri stakeholder, in particolare i contribuenti ("titolari" in ultima analisi dei Monti-bond) e i dipendenti dell'istituto.

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