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Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2013 alle ore 12:13.
L'ultima modifica è del 13 novembre 2013 alle ore 12:30.

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Fannie e Freddie sono l'Alpha e l'Omega della crisi dei titoli subprime. Cioè buona parte della crisi dei mutui è comiciata lì e forse buona parte della ripresa americana ripartirà ancora da lì. Di cosa si tratta? Del fatto che un gruppo di hedge fund e società di private equity starebbe preparando una proposta per acquisire una quota rilevante di Fannie Mae e Freddie Mac, così da mettere fine a un duro contenzioso con il Tesoro americano, che controlla le agenzie di finanziamento immobiliare degli Stati Uniti da cinque anni.

Lo rivela il quotidiano britannico Financial Times che spiega come il piano sia stato lanciato per immettere decine di miliardi di dollari di capitale privato nel mercato statunitense dei mutui, così da accelerare le riforme finanziare in favore dell'edilizia abitativa, proposte che oggi sono impantanate al Congresso.
La decisione è sorprendente, ma il gruppo di investitori è deciso visto che comprende i titolari di più della metà del 34,6 miliardi dollari di azioni privilegiate di Fannie e Freddie, tutti investitori che hanno lottato per ripristinare il vecchio valore delle loro azioni dopo che l'ingresso del governo aveva sì, salvato le agenzie dalla bancarotta, ma aveva nel contempo fatto perdere valore al loro investimento.
Il tema è delicato perché rischiare il futuro delle due agenzie di assicurazione dei mutui immobiliari, una delle grandi incompiute della crisi del debito del 2008, potrebbe compromettere la ripresa del mercato immobiliare americano dato che le due agenzie, da sole, garantiscono l'85 per cento dei mutui americani.

Sono stati numerosi i progetti di riforma di Fannie e Freddie Mac circolati tra i politici, investitori e professori universitari, ma questa ultima proposta dovrebbe promuovere un dibattito molto più acceso. Il piano di privatizzazione dovrà affrontare diversi ostacoli, tra cui una diffusa ostilità del mondo politico bipartisan che vuole mantenere Fannie e Freddie sotto controllo pubblico, visto che le due agenzie, dopo il salvataggio, sono diventate una preziosa miniera di denaro contante.
I titolari delle azioni privilegiate contano i più bei nomi di Wall Street, tra cui spiccano Claren Road Asset Management, Fairholme Funds, il braccio operativo di Blackstone, Paulson&Co e Perry Capital.
Il gruppo di investitori sta sollecitando altri fondi a unirsi a loro, tra cui società di private equity come Carlyle e KKR. I "capitani coraggiosi" americani hanno reclutato gruppi di Wall Street, tra cui Barclays Capital per raccogliere sostegno e capuitali per l'impresa.
L'accordo prevede che il gruppo di investitori dovrebbe prendere il controllo di Fannie e il core business di Freddie. Il portafoglio di garanzie dei mutui precedentemente sottoscritte da Fannie e Freddie rimarrebbero nelle mani del governo. Anche una piattaforma di cartolarizzazione comune, usata per standardizzare titoli garantiti da ipoteca, potrebbe restare in mano pubblica.

«Sarà la più grande ristrutturazione mai vista nel settore e potrà dimostrare come riformare queste agenzie utilizzano capitale privato», ha reso noto un membro del gruppo di investimento. «Acquisteremo la piattaforma e immetteremo nuova liquidità».
Come? Il gruppo di investitori propone di ricapitalizzare le nuove agenzie convertendo le loro azioni privilegiate in azioni comuni e quindi realizzando un aumento di capitale da 17,3 miliardi dollari», spiega un documento di cui il Financial Times ha potuto prendere visione.
Altri dettagli rimangono più vaghi, tra cui la proposta di far entrare private equity o altri investitori con nuove iniezioni di capitale di 7,5 miliardi dollari e forse un nuovo finanziamento del governo per ulteriori 2,5 miliardi di dollari.
L'amministrazione americana ha preso il controllo di Fannie e Freddie nel 2008 e ha iniettatò 187 miliardi dollari per tenerle a galla: poi il mercato immobiliare si è ripreso e ha prodotto miliardi di dollari di profitto, una ripresa che sembrava impensabile solo qualche anno fa. Ora la svolta dei privati che vogliono riprendere il comando. Sarà interessante vedere cosa farà Barack Obama: se privatizzera il settore delle garanzie o se preferirà tenere in mano pubblica un area così delicata per la ripresa economica americana che stenta ancora a ripartire in modo robusto.
Non a caso Moody's ha detto che i rischi per l'economia globale riguardano in particolare il ritiro delle misure di stimolo in Usa, un possibile riaccendersi della crisi dell'Eurozona dovuta al mancato varo di riforme strutturali e di un insufficiente soluzione per i problemi del settore bancario e i rischi globali derivanti da un continuo stallo politico negli Stati Uniti.

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