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Questo articolo è stato pubblicato il 06 marzo 2014 alle ore 13:37.
L'ultima modifica è del 07 marzo 2014 alle ore 09:48.

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«Seguiamo con attenzione la situazione e siamo pronti ad agire se necessario». La retorica della Bce non cambia. Nel corso della conferenza stampa dopo il direttivo della Bce il presidente Mario Draghi non ha annunciato piani per rilanciare l'economia o contrastare il rischio deflazione, come sperato da molti, ma si è limitato a confermare che la Bce monitora con attenzione l'evoluzione dei prezzi (ci si attende un «prolungato periodo di bassa inflazione») e qualora ci fosse la necessità è pronta «a considerare l'utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione».

La Banca centrale europea - ha fatto sapere il presidente - ha rivisto lievemente in meglio le stime di crescita dell'Eurozona, portandole a 1,2% per il 2014, a 1,5% per il 2015 e 1,8% per l'anno successivo. Le stime di tre mesi fa indicavano un Pil in crescita all'1,1% quest'anno e all'1,5% il prossimo. Sulla ripresa restano tuttavia «rischi al ribasso». Il numero uno dell'Eurotower in particolare ha evidenziato soprattutto la possibilità di una «minore ripresa» della domanda interna e da «un rallentamento» nell'attuazione delle riforme strutturali.

«Quando guardiamo alla fiducia dei consumatori vediamo che il divario, specie fra Germania da una parte e Spagna e Italia dall'altra, si sta restringendo» ha detto Draghi . Il numero uno della Bce ha in ogni caso lanciato un chiaro avvertimento ai Paesi, come l'Italia, che dovranno affrontare un consolidamento di deficit e debito: le strategie fiscali dei paesi dell'Eurozona «devono essere in linea con il Patto di Stabilità e Crescita» europeo ha dichiarato, in conferenza stampa aggiungendo di «accogliere con favore» il richiamo lanciato ieri dalla Commissione Europea in merito agli stati membri (tra cui c'è l'Italia) con «squilibri economici» e ai deficit eccessivi.

La Bce ha deciso di mantenere i tassi di interesse dell'area euro al minimo storico dello 0,25 per cento in linea con le attese prevalenti dopo che i segnali di miglioramento giunti dall'economia hanno allentato le pressioni per un taglio dei tassi, che invece erano legate dalla persistente bassa inflazione.

Nell'area euro il caro vita è allo 0,8 per cento, ben lontano dall'obiettivo ufficiale della Bce che punta ad una inflazione inferiore ma vicina al 2 per cento sul medio termine. È stato proprio alla luce della frenata dei prezzi che in queste settimane sui mercati si è iniziato a scommettere su nuove misure di stimolo da parte della Bce. Misure il cui scopo sarebbe stato quello di contrastare la possibile spirale deflazionistica (prezzi in calo). A questo proposito il numero uno della Bce ha fatto sapere che «l'analisi economica conferma la nostra aspettativa di un prolungato periodo di bassa inflazione, che sarà seguita da un movimento al rialzo graduale verso livelli di inflazione vicino al 2%». Tradotto: non ci sono rischi di deflazione e quindi la prospettiva di stimoli monetari si allontana. Non è un caso che dopo l'intervento di Draghi ci sia stata un'impennata dell'euro balzato ai massimi da due mesi.

Nessuna sorpresa anche dalla Banca d'Inghilterra che oggi ha tenuto il suo consueto direttivo. I tassi sono rimasti invariati al minimo storico dello 0,50% e il programma di stimoli monetari non ha subito variazioni.

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