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Questo articolo è stato pubblicato il 09 aprile 2014 alle ore 17:38.
L'ultima modifica è del 09 aprile 2014 alle ore 18:33.

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NEW YORK - I pericoli in arrivo dal fronte fiscale diminuiscono, anche se sono tuttora «elevati». Questo dovrebbe tradursi nelle economie avanzate in un rallentamento «del ritmo del consolidamento fiscale nel 2014», con l'attenzione rivolta piuttosto «in modo appropriato agli aggiustamenti per sostenere una ripresa ancora squilibrata». La necessità di stabilità e risanamento nel medio termine delle finanze pubbliche rimarrà però immutata e al centro di scelte difficili, anzitutto sulla riforma della spesa. E per l'Italia il Fondo, che cita la spending review, vede un deficit nel 2014 al 2,7% del Pil, sceso rispetto all'anno scorso ma salito rispetto alle precedenti stime. La vulnerabilità fiscale è inoltre in aumento «nelle economie emergenti e a basso reddito».

Il giudizio del Fondo Monetario Internazionale nel suo nuovo Fiscal Monitor, in occasione degli incontri di primavera, rileva che i paesi sviluppati hanno «stabilizzato i livelli di debito pubblico, ma le prospettive di medio termine restano incerte e il debito rimane ai massimi storici». In molti Paesi «livelli di debito alti in modo persistente continuano a sollevare ombre», con prospettive di crescita debole e incertezza, dunque «la priorità rimane mettere a punto e applicare un piano di consolidamento credibile nel medio termine per abbassare il debito a livelli più sicuri».

A livello mondiale il deficit dovrebbe attestarsi al 3,5% del Pil nel 2014 (contro il 3,1% stimato a ottobre) e scendere al 3% nel 2015 (rispetto al 2,6%) dopo il 3,8% dell'anno scorso. Il debito pubblico, dopo il 78,6% del 2013, dovrebbe invece attestarsi al 78,2% del Pil quest'anno (-1,4% rispetto a ottobre) e al 77,5% nel 2015 (-1%). Negli Stati Uniti il deficit dovrebbe attestarsi al 6,4% del Pil nel 2014 e scendere al 5,6% nel 2015, dopo il 7,3% dell'anno scorso. Il debito pubblico, dopo il 104,5% del 2013, dovrebbe raggiungere il 105,7% del Pil quest'anno e il prossimo.

Per l'Italia, dopo il 2014, il Fondo monetario internazionale prevede «una convergenza verso un equilibrio strutturale in linea con le regole fiscali italiane, che implicano misure correttive nell'arco di alcuni anni». Le proiezioni tengono conto dell'annunciata politica fiscale delineata nel piano di bilancio 2014, ma non delle proposte fiscali del nuovo governo, giunte dopo la stesura del rapporto. Il Fmi, che ha sottolineato la necessità di rivedere la spesa pubblica, ha ricordato che in Italia «è in corso una spending review per identificare risparmi per 32 miliardi di euro in tre anni».

Il deficit italiano dovrebbe attestarsi al 2,7% del Pil nel 2014 (più del 2,1% stimato ottobre) e scendere all'1,8% l'anno prossimo (invariato rispetto alle stime precedenti), dopo il 3% dell'anno scorso. Dal 2014 al 2019 il deficit dovrebbe calare fino allo 0,2% del Pil nel 2019. L'avanzo primario dovrebbe essere pari al 2,3% del Pil quest'anno e salire al 3,3% nel 2015 e al 4,5% l'anno successivo.

Il debito pubblico, dopo il 132,5% del 2013, dovrebbe attestarsi al 134,5% del Pil quest'anno (dal 133,1% stimato a ottobre) e al 133,1% nel 2015 (+1,3% rispetto alla stima precedente). Quindi dovrebbe calare fino al 121,7% del Pil nel 2019. La necessità di finanziamenti ammonterà al 28,4% del Pil nel 2014 (a fronte del 25,7% di debito in maturazione), salendo al 29% nel 2015 (a fronte del 27,2%) e al 23,9% l'anno successivo (rispetto al 23,1% di debito in maturazione). L'Italia, inoltre, stando al Fondo raggiungerà un pareggio strutturale di bilancio nel 2016.

In buona parte dell'Eurozona, nel frattempo, il ritmo degli aggiustamenti fiscali dovrebbe rallentare nel 2014, "dal momento che la maggior parte di questi richiedeva l'ottenimento di obiettivi di medio termine che sono stati centrati" e l'attenzione si è ora postata sul sostegno alla ripresa, in linea con quanto concordato a livello di Unione europea. Tuttavia, <nonostante significativi progressi, i rischi fiscali collegati al settore bancario non sono stati completamente eliminati».

Il deficit dell'Eurozona dovrebbe attestarsi al 2,6% del Pil nel 2014 (una stima peggiorata dello 0,1% rispetto a ottobre) e scendere al 2% l'anno successivo (contro il 2,1% delle stime precedenti), dopo il 3% dell'anno scorso. Il debito pubblico, dopo il 95,2% del 2013, dovrebbe invece attestarsi al 95,6% del Pil quest'anno (dal 96,1% stimato a ottobre) e al 94,5% nel 2015 (dal 95,4% della stima precedente). (M. Val.)

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