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Questo articolo è stato pubblicato il 09 maggio 2014 alle ore 21:39.

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I consumi di acciaio in Europa stanno recuperando meglio del previsto. Un segnale davvero incoraggiante per la ripresa, anche perché ad evidenziarlo è il maggior gruppo siderurgico mondiale, ArcelorMittal, che proprio al Vecchio continente – dove concentra la maggior parte del suo giro di affari – aveva imposto i sacrifici più dolorosi durante la crisi, con la chiusura (spesso definitiva) di impianti di produzione. Adesso va meglio, anche se siamo ancora lontani dai livelli di prima della recessione. Tanto meglio che Arcelor ha alzato le sue previsioni sulla crescita della domanda europea dal già discreto +2,5% anticipato in febbraio a +3%, abbastanza – dice – da compensare il drammatico capovolgimento della situazione in Russia, dove ora vede i consumi di acciaio contrarsi fino al 2%. La ripresa tira anche negli Usa, dove i consumi di acciaio, nonostante una frenata nel primo trimestre legata al freddo polare, saliranno del 4%. Mentre è la Cina ad aver perso l'appetito per il metallo: la sua domanda potrebbe salire del 3% – come quella europea – o al massimo del 4% perché l'edilizia sta rallentando. Nella Ue invece persino questo settore si starebbe risvegliando e ancora più vitale appare quello dell'auto. Per ArcelorMittal ce n'è abbastanza per recuperare la fiducia. Con una dura battaglia per abbattere i costi e vendite in aumento del 21% in volume, nel primo trimestre il gruppo ha già riguadagnato redditività: il margine operativo lordo è salito del 12% a 1,75 miliardi di dollari. Per l'intero anno è confermato il target di 8 miliardi, contro i 6,86 del 2013.

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