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Questo articolo è stato pubblicato il 14 maggio 2014 alle ore 18:41.
L'ultima modifica è del 15 maggio 2014 alle ore 16:46.

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Per 117 anni è stato un immancabile appuntamento quotidiano, interrotto solo dalla seconda Guerra mondiale. Ma dal giorno di Ferragosto il fixing dell'argento non esisterà più: a sorpresa la London Silver Fixing Market Ltd ha annunciato che il benchmark verrà calcolato per l'ultima volta a mezzogiorno del 14 agosto. Non si sa ancora che cosa accadrà in seguito. Nelle prossime settimane, precisa il comunicato della società, ci saranno «consultazioni tra clienti e partecipanti al mercato» e la London Bullion Market Association (Lbma) «ha espresso la volontà di coadiuvare le discussioni nell'ottica di esplorare se il mercato desidera sviluppare un'alternativa al fixing londinese».
Ad accelerare la fine di uno dei più antichi bechmark finanziari (persino il fixing dell'oro è nato solo 22 anni dopo) è stato il ritiro di Deutsche Bank dal ristretto circolo di banche responsabili del meccanismo con cui si definiscono i riferimenti di prezzo dei metalli preziosi: i tedeschi non sono riusciti a trovare nessuna banca disposta a rilevare il loro posto e il loro abbandono ha messo in seria difficoltà non tanto il fixing dell'oro, che resta affidato a quattro istituti, quanto quello dell'argento, al quale avrebbero d'ora in poi partecipato soltanto Hsbc e Bank of Nova Scotia (si veda Il Sole 24 Ore del 30 aprile).
Secondo voci di mercato anche Hsbc e Scotiabank erano intenzionate ad abbandonare il campo, che è diventato un terreno minato da quando le autorità di vigilanza hanno alzato la guardia sui benchmark finanziari, in seguito allo scandalo del Libor. Il fixing dell'oro (ma per il momento non quello dell'argento) è inoltre al centro di una ventina di class actions negli Usa, con le banche accusate di essersi accordate per manipolare il riferimento.
La London Silver Market Fixing, i cui soci sono proprio Deutsche, Hsbc e Scotiabank, non avrebbe insomma avuto altra scelta. La Financial Conduct Authority (Fca) – che un paio di settimane si era detta pronta a intervenire in caso di problemi col fixing dell'argento – avrebbe intanto chiesto e ottenuto un rinvio al 14 agosto delle "dimissioni" della banca tedesca, in modo da guadagnare tempo per uscire dall'impasse. Con una nota l'equivalente britannica della Consob si è messa a disposizione, «in linea con l'obiettivo di proteggere e rafforzare l'integrità del sistema finanziario britannico».
Anche il London Metal Exchange, che già distribuisce per conto dell'Lbma i prezzi spot e i tassi forward di oro e argento, si è fatto avanti candidandosi ad elaborare una possibile alternativa al fixing: «Siamo sempre alla ricerca di soluzioni per espandere la nostra offerta di prodotti – afferma la borsa – e siamo pronti a espandere la nostra gamma di strumenti per la definizione dei prezzi e l'esecuzione dei contratti, al servizio del mercato dei metalli preziosi».
Il fixing – benché fondato su un meccanismo obsoleto, poco trasparente e secondo alcuni vulnerabile a manipolazioni – è considerato insostituibile da molti operatori: minerarie, gioiellieri, società emittenti di Etf e addirittura le Zecche, che devono prezzare le monete da collezione, in mancanza di questo riferimento dovrebbero trovarne un altro. L'argento, scambiato ventiquattr'ore su ventiquattro e molto volatile, non ha un vero e proprio settlement. E la chiusura dei futures al Comex non viene considerata un benchmark adeguato.
Twitter: @SissiBellomo
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