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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2014 alle ore 13:57.
L'ultima modifica è del 26 giugno 2014 alle ore 14:05.

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(Afp)(Afp)

La Bank of England prende le contromisure. Contro il rischio, più che mai concreto in Gran Bretagna di una asset inflation sul settore immobiliare – un forte aumento dei prezzi (+10% nel 2013) che, comunemente e non sempre a ragione fa temere una bolla – ha deciso di porre limiti alla concessione dei mutui. Le banche e le altre società attive nel settore non potranno concedere più del 15% dei nuovi mutui a richiedenti con un rapporto loan-to-income (Lti, valore del mutuo rispetto al reddito annuo) superiore a 4,5. È proprio questa categoria di prestiti – nel 2013 l'11% del totale, contro il 6,5% pre-crisi – ad aver conosciuto negli ultimi tempi la crescita più impetuosa. La banca centrale britannica ha deciso quindi di intervenire con decisione, imitando proprio la Bank of Canada presieduta fino a un anno fa da suo attuale governatore Mark Carney.

Risk management
La mossa segnala quanto siano concrete le preoccupazioni sugli effetti della politica monetaria ultraespansiva sulle attività finanziarie e immobiliari, l'asset inflation. Le decisioni delle banche centrali hanno effetti immediati – sia diretti, sia attraverso le aspettative – sui mercati finanziari, e solo successivamente sull'economia reale e sui prezzi di beni e servizi. Il rischio di una "bolla" – come vengono comunemente chiamate le più estreme manifestazioni di un'inflazione sugli asset - è quindi sempre in agguato, ma finora è apparso un costo accettabile per ottenere l'obiettivo di far ripartire la crescita dopo la Grande recessione. Ora, però, i timori iniziano a concentrarsi sui mercati finanziari e immobiliari. Carney ha precisato ieri che non c'è "un'immediata minaccia alla stabilità" finanziaria, e che la misura ha natura preventiva, assicurativa, da risk management.

Esempi internazionali
La Gran Bretagna non è la sola a essere intervenuta sul settore immobiliare con questo tipo di intervento. A ottobre dell'anno scorso la Nuova Zelanda ha limitato al 10%, dal precedente 25%, degli attivi delle banche, dal precedente 25%, i mutui il cui rapporto loan-to-value (prestito rispetto al valore dell'immobile) superasse l'80%, per evitare ulteriori aumenti dei prezzi. La misura ha avuto un innegabile successo. Misure analoghe, dopo la grande crisi (e in alcuni casi asiatici fin dall'inizio del secolo), sono state prese in Canada, Corea, Finlandia, Hong Kong, India, Israele, Malaysia, Norvegia, Olanda, Singapore, Svezia e Ungheria.

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