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Questo articolo è stato pubblicato il 30 giugno 2014 alle ore 17:57.
L'ultima modifica è del 30 giugno 2014 alle ore 23:17.

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Il colosso bancario francese Bnp Paribas si è detto d'accordo a versare alle autorità americane una multa da 8,83 miliardi di dollari per aver violato le leggi statunitensi che impongono sanzioni ad alcuni Paesi come Iran, Sudan e Cuba.

Ma l'intesa, nelle ultime ore, è parsa fatta fin nei minimi dettagli che sono ormai filtrati: l'amministratore delegato Jean-Laurent Bonnafè, incarica dal 2011, ha già spedito nelle ultime ore un messaggio ai dipendenti per informarli che la banca pagherà ingenti multe alle autorità statunitense al termine di indagini che sono state completate. «Voglio dirlo chiaramente - ha detto con i toni dimessi del mea culpa -. Riceveremo una pesante sanzione, perché abbiamo commesso errori e ci sono state disfunzioni».

Bonnafè ha cercato di instillare fiducia in una crisi che altrimenti minaccia di scuotere a lungo il maggior istituto quotato di Parigi, finora considerato uno dei gioielli del Paese e con una tradizione di manager brillanti, capace di passare attraverso la crisi internazionale e dell'Eurozona senza gravi scandali che avevano macchiato altri protagonisti internazionali e francesi. Adesso è invece al centro di polemiche su controlli interni inadeguati da parte della sua celebrata divisione intenta di "polizia", i mille funzionari della Inspection Generale, e di violazioni proseguite per anni anche dopo l'avvio delle lunghe indagini da parte del Dipartimento della Giustizia statunitense. «Le difficoltà che stiamo attraversando non devono condizionare i nostri piani per il futuro», ha indicato nel suo appello allo staff. E ha aggiunto, facendo buon viso a cattivo gioco: «È una buona notizia per il personale e per i nostri clienti. Ci consentirà di rimuovere le attuali incertezze che pesano sul gruppo. Potremo lasciarcele alle spalle, perche' appartengono al passato».

Non sarà facile, in realtà, lasciarsi il caso rapidamente alle spalle. Il direttore operativo, Georges Chodron de Courcel, sarà pensionato anticipatamente, da subito, vittima del repulisti chiesto dagli americani. La messa al bando da transazioni in dollari per alcuni business e per conto di alcuni clienti, stando alle indiscrezioni emerse fin dai giorni scorsi, potrebbe però durare mesi e forse un intero anno quando scatterà. E la banca ha già fatto sapere che, avendo messo a riserva per coprire la multa solo 1,1 miliardi di dollari, dovrà metter mano in futuro a drastici tagli del dividendo, stando ad alcuni analisti fino ad azzerarlo, e a emissioni obbligazionarie per rastrellare i fondi necessari e mantenere ugualmente una capitalizzazione considerare adeguata, vicina al 10% del Tier 1.

Dovrebbe dunque evaporare l'ottimismo sfoggiato ancora in marzo, quando nel suo outlook la banca aveva promesso aumenti degli utili per azione in doppia vira percentuale nei prossimi tre anni e un incremento del dividendo al 45% degli utili entro il 2016 rispetto al 41% odierno.

Le autorità americane, sorprese esse stesse dall'ampiezza delle violazioni, hanno deciso di fare di Bnp un calo esemplare dello slogan adottato dal Segretario all giustizia Eric Holder in risposta a chi lo accusava di essere troppo tenero con l'alta finanza: non ci sono banche «too big to jail», troppo grandi per non essere condannate. Pur cercando di evitare punizioni che facessero crollare l'istituto e rischiassero un contagio globale. A nulla sono valse così le pressioni del governo di Parigi su Barack Obama, che ha risposto di non volersi intromettere in inchieste giudiziarie.

Gli inquirenti hanno passato al setaccio cento miliardi di dollari di transazioni, trovando 30 miliardi in violazione dell'embargo sopratutto nei confronti del Sudan. Per la banca francese, la spinta a finire sulla cattiva strada, secondo le ricostruzioni americane, venivano dall'alta posta in gioco: il trade finance, l'attività di finanziamento all'interscambio, è un antico punto di forza degli istituti transalpini, eredità dell'era coloniale, e generava ancora nel 2006 profitti annuali per 1,6 miliardi di dollari. Le analisi stessae dell'istituto avevano tuttavia indicato chiaramente fin da allora che continui rapporti con paesi sulla lista nera di Washington sarebbero stati in violazione dell'embargo. Tre anni dopo scattava l'inchiesta delle autorita' statunitensi, che indicavano di fare sul serio infliggendo sanzioni per centinaia di milioni di dollari anche ad altre due banche europee, Lloyds Banking Group e Credit Suisse. Oggi il verdetto arriva per Bnp.

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