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Questo articolo è stato pubblicato il 02 luglio 2014 alle ore 06:42.

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Giuseppe Recchi è al vertice Telecom dal 9 maggio. Nominato dall'assemblea col 50% del capitale, è presidente con supervisione sulle strategie.
La presidenza è diventata esecutiva. Non è in contrasto con le raccomandazioni del vecchio cda che, nella direzione della public company, prevedevano espressamente un ruolo non esecutivo?
Le deleghe sono finalizzate a un equilibrio dei poteri, affinchè il presidente affianchi l'ad per cogliere le sfide che la società ha davanti. Ne abbiamo molte: di settore, di mercato e aziendali. Non si è fatto altro che proseguire un percorso avviato in precedenza: la job description per la ricerca del nuovo presidente, così come disegnata dal vecchio cda, andava in questa direzione.
Però la ricerca del presidente dopo Bernabè era precedente all'assemblea di dicembre dove si è sfiorata la revoca del board e prima dunque delle raccomandazioni di governance.
Ma il consiglio precedente ragionava sulla stessa evoluzione della governance che ha prodotto le raccomandazioni. E l'assemblea di aprile ha votato con chiara conoscenza del profilo delle persone, nominandomi presidente. Abbiamo diviso le competenze tra la responsabilità di "fabbrica" e la responsabilità di assicurare e gestire "l'ordine della casa", con l'indicazione di un'analisi delle strategie il più approfondito e trasparente possibile.
Sulle strategie c'è sovrapposizione con l'ad, mentre ha rinunciato alla supervisione sull'audit che faceva parte del ruolo di garanzia richiesto.
Io continuo a essere presidente di garanzia per tutti. Come presidente sono diventato tecnicamente "dipendente" dalla società, ma resto "indipendente" da tutti gli azionisti. Va dato atto a chi ha presentato le liste di aver composto un cda formato quasi tutto da indipendenti e questa è la sostanza. Al presidente il cda delega il ruolo di essere attivo nella società e di fungere da garante, contrappeso e complementare rispetto ai poteri esercitati dall'ad, mentre l'audit riporta direttamente al consiglio, come prevede la governance. Non ho dunque perso le competenze generali anche sull'audit, ma lo specifico ruolo di raccordo tra la funzione e il board che ho proposto fosse attribuito al presidente del comitato controllo e rischi Lucia Calvosa. E i passi sulla governance non sono finiti, tant'è che abbiamo avviato l'analisi per un'ulteriore evoluzione.
In che direzione?
Nella direzione della public company: nessun azionista, come si è visto in assemblea, è in grado di influenzare la gestione di Telecom. È un workout esplorativo in una situazione in cui lo stesso sistema italiano è in divenire: penso ad esempio all'introduzione delle azioni con voto multiplo che sono una novità per il nostro Paese. Pensiamo sia un'opportunità oltre che un valore ambire a essere una best practice.

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