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Questo articolo è stato pubblicato il 01 agosto 2014 alle ore 11:27.
L'ultima modifica è del 02 agosto 2014 alle ore 10:05.

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Jhon Elkann e Sergio Marchionne all'assemblea Fiat (LaPresse)Jhon Elkann e Sergio Marchionne all'assemblea Fiat (LaPresse)

I soci Fiat hanno dato via libera alla fusione con Fiat Investiments NV, la società di diritto olandese che con il nome di Fiat Chrysler Automobiles diventerà la nuova holding del gruppo e avrà domicilio fiscale in Gran Bretagna. L'assemblea tenutasi al Lingotto ha visto la partecipazione di poco più del 50% del capitale e il voto favorevole dell'84% dei presenti; i contrari sono stati l'8% del capitale, ovvero circa un terzo dei soci istituzionali.

Sulla strada della fusione c'è ora solo un rischio: il diritto di recesso concesso a soci e creditori dal codice civile. Se l'esercizio di tale diritto comporterà un costo superiore ai 500 milioni per Fiat, l'operazione potrebe saltare. "Non sarebbe un fallimento" ha detto il presidente John Elkann, che insieme a Sergio Marchionne ha detto che "l'operazione verrebbe riproposta dopo sei mesi". L'a.d. del Lingotto ha comunque dedicato molto tempo, in assemblea e nella conferenza stampa successiva, ad evidenziare i rischi per che decidesse di recedere; segno che, a questi livelli di prezzo (le azioni perdevano fino al 4% sotto quota 7 euro, per poi recuperare) l'ipotesi non è solo teorica.

Elkann aveva aperto i lavori confermando "il mio impegno personale e della mia famiglia per continuare a sostenere Fca e il suo management, a maggior ragione ora che si profilano all'orizzonte grandi opportunità". Il nipote dell'avvocato Agnelli ha voluto smentire le voci "comparse su alcuni giornali, secondo cui la famiglia sarebbe stanca e vedrebbe di buon occhio un disimpegno". "Fiat vuole guardare avanti, a quello che vogliamo essere nei prossimi anni" ha detto, aggiungendo che "in Italia, dove la nostra storia è iniziata, vogliamo continuare a essere protagonisti attivi". Sergio Marchionne, cervello dell'operazione, ha detto che "Fiat è ora pronta a compiere il salto di qualità: non ci accontentiamo di essere mediocri". Sulle polemiche relative al trasferimento della sede all'estero, ha detto che "di fronte alle trasformazioni in atto nel mercato non possiamo più permetterci il lusso di guardare alle nostre attività riducendo la prospettiva ai confini storici o ai domicili legali".

Tra i soci è spuntata a sorpresa, con il 2% delle azioni, la People's Bank of China; "un segno della capacità di Fiat di attrarre investitori da tutto il mondo" ha detto John Elkann.
Anche il nuovo consiglio d'amministrazione di Fca, che diventerà operativo con il perfezionamento della fusione, rispecchia la nuova natura del gruppo: esce (tra gli altri) Luca di Montezemolo, entrano altre due donne (Valerie Mars, della famiglia delle barrette al cioccolato, e Ruth Simmons) ed Ermenegildo Zegna.
Una volta perfezionate la fusione e la quotazione a Wall Street (probabilmente entro ottobre) il nuovo cda affronterà - ha detto Marchionne - il tema della possibile ricapitalizzazione. A domanda puntuale, ieri il manager non ha escluso categoricamente come in passato l'ipotesi di un aumento di capitale ma ha spiegato che "un eventuale afflusso di cassa ci serve per coprire gli investimenti, ma solo nei prossimi 18 mesi. Se tutto va secondo i piani che abbiamo presentato a maggio, da lì in poi potremmo farcela con la generazione di cassa del business. Se fosse per me, aspetterei questi 18 mesi, tanto più agli attuali livelli bassi dei tassi di interesse".
Marchionne ha detto che "a partire dall'avvio della produzione della Jeep Renegade a Melfi, nell'ultimo trimestre di quest'anno, i conti dell'Europa andranno in positivo" (hanno visto un rosso di 6 milioni nel 2° trimestre). Quanto a Mirafiori, dovrebbe produrre da fine 2015 la Maserati Levante; un annuncio ufficiale - ha lasciato intendere Elkann - potrebbe arrivare dopo le ferie.

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