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Questo articolo è stato pubblicato il 08 agosto 2014 alle ore 06:39.

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ROMA
Sull'Alitalia è pronta a sventolare la bandiera degli Emirati Arabi Uniti. L'accordo tra la compagnia italiana e l'emiratina Etihad Airways è stato raggiunto ieri dopo nove mesi di corteggiamenti e ammiccamenti, con la benedizione del governo.
Il sottosegretario a Palazzo Chigi Graziano Delrio ha ricevuto in mattinata James Hogan, amministratore delegato di Etihad. Secondo Palazzo Chigi «l'incontro ha confermato l'esito positivo delle trattative con soddisfazione reciproca». Presenti Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministro dell'Economia e Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti, che ha subito esternato: «È andata bene, domani si firma».
Hogan, manager australiano, è il nuovo signore dell'Alitalia. Però la ricchissima compagnia del governo di Abu Dhabi, non appartenendo alla Ue, non potrà avere più del 49% del capitale, altrimenti Alitalia perderebbe i diritti di volo.
Oggi pomeriggio, dopo il via dei soci alla ricapitalizzazione, Alitalia-Cai firmerà il contratto che consegnerà a Etihad il 49% di una nuova Alitalia, senza debiti e senza i contenziosi accumulati in 5 anni dai Capitani coraggiosi. Gli emiratini verseranno 560 milioni di euro. Nel giorno della firma si profila un peggioramento dei disagi dei passeggeri a Fiumicino, cominciati domenica. Caos bagagli e altri disservizi, per l'agitazione con previste "malattie in massa" dei dipendenti Alitalia dell'aeroporto coinvolti dagli accordi sui 2.251 esuberi.
Prima dell'ingresso di Etihad nella nuova Alitalia, che manterrà questo nome, le banche abbatteranno l'indebitamento finanziario dell'attuale Alitalia-Cai. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio rinunceranno a a 565 milioni di crediti, su 1 miliardo di debiti finanziari. Inoltre Alitalia-Cai, che ha perso 569 milioni nel 2013, verrà ricapitalizzata per 300 milioni con l'operazione detta "equity commitment", che sarà deliberata oggi dall'assemblea degli azionisti.
L'iniezione di capitale, dopo i 300 milioni immessi dai soci in dicembre e già bruciati dalle perdite, è necessaria per evitare il collasso fino al perfezionamento del contratto con Etihad, il "closing", possibile solo dopo l'autorizzazione della Ue. Il "closing" era previsto per fine ottobre, ma slitterà a novembre.
Il cda di Alitalia, presieduto da Roberto Colaninno, ieri sera ha deliberato di sottoporre all'assemblea di oggi l'operazione con Etihad. La sede di Fiumicino è stata protetta da blindati della polizia.
Sembrano rientrati i contrasti tra i soci italiani, originati dalla posizione di Poste che non ha voluto versare la sua quota, 75 milioni, nell'Alitalia-Cai, che si svuoterà delle attività a favore della nuova Alitalia. Poste verserà i soldi solo in una nuova "midco", che starà tra Cai e nuova Alitalia, "midco" avrà il 51% della nuova compagnia. L'a.d. di Poste, Francesco Caio, ha inteso così mettersi al riparo da contestazioni di Corte dei Conti e della Ue su aiuti di Stato e proteggere i soldi pubblici da investire. Poste è stata coinvolta in scaramucce prima con le banche, alla fine con Atlantia, la società autostradale dei Benetton.
Secondo una fonte autorevole, i 300 milioni dell'aumento sono così ripartiti: 88 milioni li verserà Intesa, 75 Poste, 50 Atlantia, Unicredit 65 milioni o un po' meno; il saldo, tra 22 e 25 milioni, lo metteranno i soci più piccoli, tra cui la Immsi di Colaninno e Pirelli. Non parteciperanno Toto, né Marcegaglia e Gavio. La ricapitalizzazione sarà fatta al "closing", ma poiché Alitalia avrà bisogno di soldi già a fine settembre, ci sarà un'anticipazione di 200 milioni, definita negli accordi finali «early capital call». Confermato il divieto di 5 anni per i soci italiani di vendere le quote ("lock up"), chiesto da Hogan.
Fabrizio Pagani, gran tessitore dell'operazione Etihad fin da quando era a Palazzo Chigi con l'ex premier Enrico Letta, ha commentato con il Sole 24 Ore: «Guardiamo al futuro. Guardiamo allo sviluppo di nuove rotte intercontinentali, da Fiumicino e da Malpensa, che portino sia clienti business sia turisti in Italia. È un'opportunità per tutto il settore della ricezione italiana». Chi non sta nella pelle è Hogan. L'accordo è molto vantaggioso per Etihad, che dopo l'ingresso in Air Berlin e Air Serbia entra in forze in Europa in una compagnia malconcia, ma con un marchio molto conosciuto e in un grande mercato oggi facile dominio delle low cost.
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