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Questo articolo è stato pubblicato il 01 settembre 2014 alle ore 17:53.

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Resta elevata la tensione sui prezzi del caffè, che sulle maggiori piazze internazionali restano vicini ai recenti massimi biennali. A tenere banco sono come sempre le stime sui raccolti brasiliani, che anche in questa stagione – e nonostante la più severa fase di siccità degli ultimi 50 anni sulle maggiori aree a vocazione agricola del Paese – promettono di restare a livelli molto elevati.

Le ultime stime al riguardo sono quelle dell'Abic, l'associazione industriale del settore, per il il 2014 ha appena ridotto le proprie previsioni a livello complessivo (arabica più conillon, il robusta locale) portandole da 47 milioni di sacchi da 60 a 45-47 milioni. E questo proprio a causa della siccità che ha interessato molte regioni nei primi mesi dell'anno. Le stime Abic risultano superiori a quelle del National Coffee Council comprese tra 40,1 e 43,3 milioni di sacchi. Più elevate di tutte sono poi le stime dei trader tedeschi della Neumann: 47,7 milioni di sacchi per il 2014-15 ("solo" 45 milioni il raccolto del 2015-16). Da notare che tutte queste cifre restano assai lontane da quelle da primato toccate la stagione scorsa a quota 49 milioni di sacchi.

Molti analisti guardano poi con qualche preoccupazione alle prossime stagioni per una serie di motivi. Dal punto di vista dell'offerta, i raccolti del paese, il leader incontrastato del settore, rischiano di diminuire ancora a causa sempre degli effetti della siccità. Inoltre in Brasile molti coltivatori non sembrano disposti a mantenere adeguati livelli di investimento necessari per fertilizzare, curare e mantenere le colture. Operazioni necessarie che devono essere eseguite nel giro di qualche mese preservare la resa degli arbusti per i prossimi raccolti. Anche per questo, e solo per quanto riguarda la qualità arabica, il Governo parla per il 2014 di raccolti a 32 milioni di sacchi da 60 kg, il 16% in meno rispetto all'anno precedente; e ulteriori flessioni sono attese per il 2015.

Nonostante i recenti rincari della materia prima – ricordano alle cooperativa brasiliana Cocatrel – i coltivatori non sembrano essere riusciti a guadagnare abbastanza per sostenere nuovi investimenti. Per farlo - si dice - i prezzi dovrebbero salire ancora di almeno un terzo rispetto al livelli attuali. E questo considerando anche i prezzi in crescita dei fertilizzanti. Non si è quindi verificata una situazione simile a quella di tre anni fa, quando la crescita a livelli record dei prezzi spinse i produttori locali a potenziare le colture per riuscire anche a compensare il calo dell'offerta centroamericana.

A tenere alta l'attenzione degli operatori sono anche altri due elementi che potrebbero favorire rincari. Il primo riguarda consumi, sempre a livelli molto elevati. L'Abic prevede per il Brasile (il secondo maggior consumatore del settore alle spalle degli Usa) una richiesta 2014 in crescita del 3% rispetto all'anno precedente nonostante il rallentamento economico che sta interessando l'intero Paese. Questo, assieme a una domanda internazionale crescente per il caffè brasiliano, rischia di favorire un eccessivo assottigliamento delle scorte locali. L'ultimo elemento di preoccupazione riguarda la qualità del caffè, che in Brasile sta risentendo negativamente del maltempo.

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