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Questo articolo è stato pubblicato il 08 settembre 2014 alle ore 13:15.
L'ultima modifica è del 08 settembre 2014 alle ore 18:20.

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(Epa)(Epa)

«We are in England, not in Scotland». Nei pub inglesi, quando scocca la campanella che annuncia la chiusura, spesso fa eco questo brindisi. Segno che elementi di nazionalismo sono ancora forti nel Regno Unito. E ora arriva un test importante.

È infatti scattato il conto alla rovescia per il futuro di Scozia, Inghilterra e Regno Unito. Il 18 settembre gli scozzesi votano il referendum per l'uscita dal Regno Unito. Se vince il "sì" la Scozia torna indipendente, se vince il "no" non cambia nulla rispetto allo stato attuale è il Regno resto "Unito".

Gli investitori intanto non stanno a guardare perché l'esito del voto potrebbe avere ripercussioni rilevanti sul mercato valutario, sia sulla diretta interessata (la sterlina) ma anche su altri Paesi, come Irlanda del Nord e Galles, e sull'euro dato che un'uscita della Scozia - secondo alcuni analisti - potrebbe riaccendere i sentimenti anti-euro in alcuni aree dell'Eurozona con un accentuarsi del fenomeno anche in Francia dove, secondo gli ultimi sondaggi, il Front National di Marine Le Pen (che tra i punti in programma annovera l'uscita dall'euro) vincerebbe nettamente le elezioni se si andasse al voto domani.

Nelle ultime ore si sono già visti gli effetti sui mercati. Venerdì sera la sterlina è crollata ai minimi degli ultimi 10 mesi sul dollaro (chiudendo la settimana a -2,9%) dopo che è stato diffuso un aggiornamento del sondaggio elettorale e oggi la discesa è proseguita. Questa mattina la sterlina accusa la quinta flessione consecutiva di discesa sul dollaro a 1,614 da 1,630 della chiusura, livelli più bassi dal novembre del 2013. Nei confronti dell'euro la divisa è ai minimi da metà agosto.

La coalizione del "sì" sarebbe passata in vantaggio con una quota del 51%. Un passo in avanti consistente rispetto al precedente sondaggio (tra il 42 e il 44%) che conferma che il referendum sarà senza dubbio un combattuto testa a testa tra lo Scottish national party (a favore del "sì", tra i cui slogan vi sono "Utopia of the eyes" e "Sì, Scozia, mai più governi tory!") e il fronte del "no" che può contare sull'ex ministro delle Finanze laburista, Alistair Darling, sul sostegno del mondo delle imprese e di alcuni celebri personaggi (come l'autrice di Harry Potter, J.K. Rowling che ha donato un milione di sterline per la campagna pro-unione che si condensa nello slogan "Better together").

A questo punto, quando è acclarato che sarà un duello serrato e per nulla scontato, si sta impennando la volatilità sul mercato dei cambi. Ci sono almeno un paio di domande da porsi.

1) Cosa accadrebbe alla sterlina in caso di indipendenza della Scozia?

«Le esportazioni di petrolio della Scozia sostengono la bilancia commerciale del Regno Unito. In caso di uscita della Scozia dal Regno Unito ci sarebbe quindi un impatto sfavorevole sulla bilancia commerciale del Paese. Si stima che il deficit commerciale sul Pil del nuovo Regno Unito (dopo l'uscita della Scozia) aumenterebbe del 2/3% - sostiene Maria Paola Toschi, market strategist di Jp Morgan asset management - . Per questo motivo l'uscita della Scozia dal Regno Unito avrebbe un impatto sulla sterlina negativo. Per questo il cancelliere Osborne sta accelerando i tempi per annunciare misure per garantire maggiore indipendenza alla Scozia in termini di tasse, sanità e mercato del lavoro. L'obiettivo è scoraggiare l'uscita della Scozia, che avrebbe implicazioni sfavorevoli per l'economia del Regno Unito. Tuttavia questo tentativo di riforma sembra un po' tardivo».

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