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Questo articolo è stato pubblicato il 24 settembre 2014 alle ore 12:44.
L'ultima modifica è del 10 giugno 2015 alle ore 20:14.

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Per chi ama vedere sempre il bicchiere mezzo pieno c'è da dire che nell'ormai strutturale crisi dell'Eurozona (sei Paesi su 18 sono ufficialmente in deflazione, la disoccupazione è stabilmente ai livelli del dopoguerra e con il Paese che dovrebbe fare da traino, ovvero la Germania, in crescente difficoltà) una notizia buona c'è. E riguarda coloro che stanno rimborsando un mutuo a tasso variabile.

Il tasso Bce (ridotto allo 0,05%) o gli indici Euribor a cui sono agganciati sono ai minimi di tutti i tempi e la sensazione è che sono destinati a rimere su tali livelli, o comunque su livelli eccezionalmente bassi e lontani dalla media storica del 3%, ancora per molto tempo.

Una magra consolazione, certo, che però riguarda una buona fetta di italiani, circa 3 milioni fra coloro che hanno un mutuo da pagare, secondo le stime delle associazioni dei consumatori.

Ma non è finita qui. La fortuna, come recita il proverbio, aiuta gli audaci. E qui i "mutuatari variabili" possono diventare ancora più belli. Perché gli indici Euribor stanno continuando a perdere colpi. Soprattutto dal 5 settembre, ovvero da quando la Banca centrale europea non solo ha tagliato il tasso di riferimento dallo 0,15% allo 0,05% ma ha anche portato a -0,2% il tasso sui depositi presso la Bce, ovvero quello che la Bce "dovrebbe" pagare alle banche che parcheggiano la liquidità a breve termine presso l'istituto di Francoforte. La storia (e il senso del tasso sui depositi) nell'era dei tassi sottozero è cambiata. Adesso in pratica sono le banche a dover pagare una tassa (lo 0,2%) per depositare soldi presso la Bce.

Ne consegue che molti istituti preferiscono scambiarsi la liquidità tra loro a condizioni migliori, piuttosto che pagare la Bce per parcheggiare il denaro. Ed è questo il motivo per cui gli indici Euribor (che sintetizzano il costo dei prestiti interbancari, anche se si basa su dichiarazioni delle banche e non su reali transazioni) stanno scendendo ulteriormente. L'Euribor a 1 settimana viaggia da diverse settimane già sottozero: oggi è stato fissato a -0,006%. Il tasso a 1 mese, invece, per ora resiste sopra la parità ma è vicinissima ad azzerarsi (0,007%) e non è da escludere tecnicamente una scivolata in territorio negativo. Stesso discorso per l'Euribor a 3 mesi (0,04%).

La domanda che molti mutuatari si staranno facendo a questo punto è: cosa succede se l'Euribor scivola in territorio negativo? Come calcoleranno la prossima rata gli istituti di credito? Ricordando che la rata del mutuo a tasso variabile è data dalla somma tra lo spread e il tasso di indicizzazione (il tasso Bce o, per la maggior parte dei casi, Euribor a 1 e 3 mesi) la risposta non può che essere girata ai singoli istituti.

Gli esperti di settore nicchiano sull'argomento, così come le banche. A questo punto ai mutuatari non resta che porre personalmente il quesito allo sportello del proprio istituto per constatare se è pronto tecnicamente all'evenienza. In teoria, è sufficiente leggere il proprio contratto di mutuo. Se non è previsto diversamente, qualora l'Euribor dovesse scivolare in territorio negativo dovrebbe continuare ad essere sommato algebricamente (quindi sottratto) allo spread per ottenere il tasso finale del mese su cui calcolare la prossima rata. In un basket di contratti visionati dal Sole 24 Ore non sono stati riscontrati "ombrelli sull'Euribor", ovvero limiti oltre il quale l'Euribor non possa scendere per il calcolo della rata. Per cui in teoria questi contratti dovrebbero prevedere la sottrazione automatica dell'Euribor (se negativo) allo spread fisso per ottenere il tasso su cui calcolare la nuova rata.

A questo punto non resta che leggere il proprio contratto e, per chiarire gli ultimi dubbi, chiedere anche alla propria banca.

In ogni caso, gli esperti di politica monetaria indicano che alle condizioni attuali ipotizzare che gli Euribor a 1 e 3 mesi scendano sottozero è difficile. Perché il tasso Eonia (quello overnight) e l'Euribor a 1 settimana hanno seguito il tasso sui depositi e si sono portati sottozero mentre gli Euribor su distanze più lunghe (da 1 mese in poi) inglobando un rischio prestito più alto per le banche (maggiore è la durata di un finanziamento, maggiore è il rischio per il creditore) potrebbero restare anche vicini allo 0, ma non sconfinare sotto.

Lo scopriremo nelle prossime settimane. Nel dubbio, meglio premunirsi e chiedere allo sportello.

twitter.com/vitolops

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