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Questo articolo è stato pubblicato il 10 ottobre 2014 alle ore 07:21.
L'ultima modifica è del 10 ottobre 2014 alle ore 15:15.

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Le minute della Fed e i nuovi timori di recessione per l’Eurozona hanno rilanciato l’oro sopra 1.230 dollari l’oncia. Ma è dalla Svizzera che potrebbe arrivare un fattore rialzista davvero esplosivo, capace di destabilizzare allo stesso tempo anche i mercati valutari, che spesso intrecciano i loro destini con quelli del lingotto.

Se vincono i sì al referendum del 30 novembre
Tra meno di due mesi, il 30 novembre, i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per un referendum che punta ad imporre alla banca centrale di elevare ad almeno il 20% la quota di riserve in oro e ad impedirle ogni vendita di lingotti nel futuro.
Secondo Beat Siegenthaler, analista di Ubs, una vittoria del sì costringerebbe la Banca nazionale svizzera (Bns) ad acquistare 1.500 tonnellate di oro in cinque anni. Gli ultimi dati del World Gold Council mostrano che le riserve auree elvetiche ammontano oggi a 1.040 tonnellate e sono pari al 7,8% del totale delle riserve.
L'impatto (rialzista) sulle quotazioni dell'oro potrebbe essere notevole: tanto per avere qualche termine di paragone, la produzione aurifera mineraria è di circa 3mila tonnellate l'anno, mentre le banche centrali – tutte le banche centrali del mondo – l'anno scorso hanno fatto acquisti netti per 409,3 tonnellate di oro.

Banca centrale in allarme
Non ci sono ancora sondaggi sull'orientamento dei cittadini elvetici, ma il referendum – promosso con oltre 100mila firme dai conservatori dell'Unione democratica di centro – spaventa il governo e la Banca nazionale svizzera, che si sono fortemente schierati dalla parte del no. La banca centrale in particolare teme di ritrovarsi in futuro con le mani legate nelle politiche monetarie, già particolarmente onerose da quando la Bns nel 2011 ha fissato a 1,20 la soglia minima per il cambio euro-franco: «Le misure proposte – ha commentato il suo presidente Thomas Jordan – sono basate sul fraintendimento dell'importanza dell'oro nella politica monetaria e comprometterebbero la capacità di agire della Bns. Nello scenario peggiore la banca si ritroverebbe col tempo ad avere tra gli asset in bilancio soprattutto oro invendibile».

I rischi per l'euro
Gli analisti intravvedono forti rischi anche per l'euro. La banca centrale elvetica, che alla fine di settembre aveva riserve in valuta estera per ben 462 miliardi di franchi (382 miliardi di euro) su un totale di 522 miliardi, per comprare lingotti avrebbe bisogno di dollari. Ad essere sacrificata nel mix delle riserve sarebbe quindi soprattutto la divisa europea.

twitter.com/SissiBellomo

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