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Questo articolo è stato pubblicato il 03 novembre 2014 alle ore 15:53.

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Patrizia Grieco, milanese, sposata, una figlia e due nipoti. Laureata in Legge, entra all'Italtel, scala tutti i gradini e diventa amministratore delegato.

Passa alla Siemens sempre come ad, poi ancora un'esperienza nelle consulenze per approdare alla Olivetti ancora come numero uno. Intanto entra nei cda di società sempre più importanti. Adesso è la prima donna presidente dell'Enel, e vuole la discontinuità per favorire l'ingresso nella società degli agenti del cambiamento. Anche con Enel Cuore di cui ha conservato la presidenza operativa.

Una delle 50 donne più potenti del mondo. Emoziona?
Emoziona molto certamente.

Tante aziende diverse, è un'esperienza che consiglia?
Un'esperienza che consiglio perché favorisce certamente un continuo cambiamento di approccio, la capacità di vedere i problemi in maniera diversa.

Adesso è la prima donna presidente dell'Enel, ha detto subito sì?
Sì, perché mi pareva, spero non un punto di arrivo, ma insomma un punto importante della mia carriera. Una grande azienda…

Lei ha detto che la parola chiave del suo mandato è discontinuità. Vuol dire più donne all'Enel?
Vuol dire anche più donne all'Enel, vuol dire valorizzazione di tutte le risorse che possono dare un contributo alla crescita dell'Enel.

Ma più donne all'Enel è un obiettivo del suo mandato?
La diversità è certamente un obiettivo del mio mandato. Abbiamo appena avviato un grande progetto di diversità che riguarda anche le donne. Enel è una grande multinazionale, deve saper valorizzare non solo le donne ma anche le culture diverse, i linguaggi diversi.

L'Enel che voi avete ereditato è un gigante che si è sviluppato molto in tutto il mondo attraverso le acquisizioni. È una politica da consolidare?
Il nuovo piano è in fase di lavorazione, verrà presentato credo a marzo dell'anno prossimo. Penso che sarà un piano fortemente orientato alla crescita.

Quindi nel futuro dell'Enel ci sono altre acquisizioni, non dismissioni.
Nel futuro ci sarà una forte attività di focalizzazione. Può prevedere anche dismissioni se non rientrano nella traiettoria strategica dell'azienda.

Avete ereditato questo gigante con molti debiti. Troppi?
Il debito oggi è perfettamente sostenibile. Abbiamo certamente un livello elevato, se però guardiamo anche alla crescita del valore dell'azione negli ultimi 12 mesi, credo che sia cresciuto intorno al 25%, vuol dire che non preoccupa particolarmente. Il mercato ci crede.

Vendere energia in tempi di crisi non dovrebbe significare abbattere le bollette per i cittadini e per le imprese? Sono le più alte d'Europa.
Per i cittadini non sono le più alte d'Europa, sono tra le più alte per l'impresa. È stata una scelta di politica industriale.

E infatti molte imprese non investono in Italia perché costa troppo l'energia.
Diciamo anche. Certamente il costo dell'energia è un fattore di competitività, ma questo Paese ha da rimuovere molti altri ostacoli, quanto alla capacità di attrarre investimenti.

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