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Enel centra il target di dismissioni

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Enel centra il target di dismissioni

  • –Laura Serafini

Enel centra il target di 4 miliardi di dismissioni entro la fine del 2014. Il gruppo guidato da Francesco Starace ha totalizzato 4,135 miliardi, tra accordi di vendita e cessioni già realizzate e monetizzate, come il caso più corposo dell’Opv di Endesa che ha determinato un introito di 3,1 miliardi. Dopo la mega-operazione di novembre Enel ha portato avanti altre operazioni di dimensioni più piccole, tra 100 e 400 milioni, che sommate hanno portato a un ulteriore miliardo. Si tratta in gran parte di accordi che dovranno essere perfezionati, per cui l’incasso sarà inevitabilmente contabilizzato nell’anno in cui ci sarà il closing, e dunque nel 2015 . A inizio novembre Enel ha raggiunto un accordo per la cessione delle quote minoranza possedute nelle centrali idroelettriche altoatesine alla provincia di Bolzano, per un valore complessivo di 400 milioni.

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ROMA

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Le altre cessioni sono state operate dalle controllate Enel Green Power e Enersis. Egp ha raggiunto a dicembre accordi per la vendita delle attività in El Salvador e l’uscita dal paese per un controvalore di 224 milioni e poi, a fine dicembre, per l’uscita dalla Francia con un incasso atteso di 298 milioni. Infine in questi giorni - l’ultimo accordo è arrivato proprio ieri - ci sono piccole operazioni realizzate in Sudamerica: la vendita, annunciata il 30 dicembre, di una società immobiliare per un valore di 79 milioni di euro e, ieri, la cessione in Cile di altre attività per 34 milioni di euro. Manca ancora all’appello un’altra dismissione avviata da Egp e attesa tra fine 2014 e inizio 2015: riguarda le quote di minoranza degli impianti che la società possiede negli Stati Uniti e la cui capacità istallata dovrebbe raggiungere 2,4 gigawatt nel 2018. In questo caso i partner sono investitori di lungo periodo interessati a elevati rendimenti ma anche a supportare nel tempo lo sviluppo delle attività.

Enel in ogni caso manterrà l’obiettivo di debito netto tra 39 e 40 miliardi per fine 2014 annunciato a novembre, che terrà conto sicuramente dell’incasso della vendita di Endesa. Il gruppo guidato da Francesco Starace ora si concentrerà sul perfezionamento del piano industriale che verrà presentato a marzo. Le due grandi operazioni di vendita annunciate a luglio e inerenti tutte le attività di distribuzione possedute in Romania e di generazione controllate in Slovacchia proseguono il loro percorso, ma probabilmente con uno spirito diverso rispetto a quando sono state avviate. Per Enel era importante verificare nero su bianco l’interesse di eventuali compratori. Questa verifica c’è stata entro fine anno con la presentazione di manifestazioni di interesse: da parte dei cinesi di State Grid, della francese Edf, della tedesca Rwe, da società elettriche controllate dallo Stato rumeno per le attività in Romania. Per quanto riguarda il 66% posseduto in Slovenske Elektrarne l’interesse è arrivato da Cez, Rosatom, dai cinesi di Cnnc (China National Nuclear Corporation) e anche da società energetiche slovacche a controllo pubblico. Le elezioni politiche che hanno interessato prima la Slovacchia e la Romania hanno cambiato gli scenari, anche perchè entrambi gli outsider che sono arrivati alla presidenza non condividono più la necessità di privatizzare che aveva ispirato i predecessori. Enel sta valutando i nuovi equilibri : non può certo procedere a vendere a un interlocutore privato senza che lo Stato - che nel caso della Slovacchia è anche partner, mentre in Romania è controparte in un arbitrato proprio su una delle attività in vendita - condivida le scelte. A questo punto tutti gli scenari sono aperti: sia che si proceda a ipotesi di spezzatino, che sino a qualche mese fase sembrava le più probabili in Romania, ma anche che alla fine non se ne faccia più nulla e che Enel mantenga lo status quo. In Slovacchia non è da escludere che il gruppo italiano possa scendere in minoranza, rispetto al 66% ora posseduto, per far salire la presenza dello Stato. Quel che è certo è che Enel non ha più alcuna necessità di vendere per ridurre il debito: il rating due notches sopra quello della Repubblica Italiana mantenuto nei giorni scorsi da Standard & Poor’s lo dimostra. Anche se il nuovo management di Enel ritiene comunque sana una rotazione del 5% degli asset posseduti, attraverso cessione, per garantire comunque una creazione di valore.

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