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Questo articolo è stato pubblicato il 25 febbraio 2015 alle ore 06:47.
L'ultima modifica è del 25 febbraio 2015 alle ore 07:46.

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Almeno dieci banche sono sospettate negli Stati Uniti di aver manipolato i prezzi dell’oro e di altri metalli preziosi. A svelare l’esistenza di indagini è stata per prima Hsbc, in una nota al bilancio in cui ha informato di aver dovuto fornire documenti sulle sue attività di trading sia alla divisione antitrust del dipartimento della Giustizia, lo scorso novembre, sia due mesi dopo dalla Commodity Futures Trading Commission (Cftc). «La vicenda è ancora alla stadio iniziale», ha precisato Hsbc, dunque «non è possibile prevederne l’esito, né come tempi né come possibile impatto».

Fonti del Wall Street Journal hanno poi rivelato che le indagini non riguardano solo l’isitituto britannico, già nella bufera per i conti segreti in Svizzera e, in passato, per gli scandali di Libor e valute. Nel mirino delle autorità Usa ci sarebbero anche Bank of Nova Scotia, Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Jp Morgan, Société Générale, Standard Bank e Ubs. A parte Hsbc nessuno ha confermato (né d’altra parte smentito) le indiscrezioni. Le banche citate sono comunque tra le più attive nei metalli preziosi e l’elenco comprende tutte quelle che hanno partecipato al fixing: un sistema di definizione dei benchmark di prezzo che è stato di recente abbandonato, dopo una storia secolare, perché ritenuto poco trasparente e suscettibile di manipolazioni. Per argento, platino e palladio già dall’anno scorso si è passati a un meccanismo di aste elettroniche e dal 20 marzo anche il fixing dell’oro andrà in pensione, sostituito dal Lbma Gold Price.

In Europa indagini analoghe a quelle avviate negli Usa non hanno portato lontano. La britannica Fca nel maggio scorso ha inflitto una multa di 26 milioni di sterline a Barclays per omesso controllo nei confronti di un trader che aveva manipolato il fixing dell’oro, ma ha poi dichiarato di non aver trovato «prove evidenti» di illeciti su larga scala. Ha chiuso l’inchiesta per assenza di prove anche l’autorità di vigilanza tedesca, la Bafin, mentre la svizzera Finma ha detto di aver rilevato «serie irregolarità» nella condotta di trader di Ubs sul mercato dei metalli preziosi, ma per ora non si è spinta oltre.

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