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Questo articolo è stato pubblicato il 04 luglio 2015 alle ore 08:14.

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«Nelle prossime settimane riprenderemo le riunioni a livello tecnico su Ferrovie. La privatizzazione è programmata per il 2016, questo piano non cambia». Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministro dell’Economia e delle finanze, presiede la task force interministeriale impegnata sul dossier e sta seguendo direttamente tutte le principali operazioni. «L’orizzonte temporale di Fs è il 2016 come esplicitato nei vari documenti inviati a Bruxelles e nel Def. Ci muoviamo in base a quella tabella di marcia».

A che è punto è il percorso di valorizzazione?

Il tassello su cui stiamo lavorando, insieme al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, è l’esatta individuazione di cosa viene messo sul mercato e in quale forma. È un lavoro ancora in corso e non posso fornire altri dettagli.

L’ad di Fs Elia ha ribadito ieri che l’intenzione è di quotare il 40% dell’intero gruppo. Nessuno spezzatino, quindi?

La società è ovviamente importante e bisogna consultarla, ma le decisioni sulla privatizzazione le prende l’azionista assieme evidentemente al ministro vigilante che è Graziano Delrio. Partiamo innanzitutto dal fatto che ci sono già asset di Fs che stanno andando in dismissione: Grandi Stazioni, che è già a uno stadio avanzato, e la vendita della rete elettrica, che il governo ha fortemente voluto e che ha importanti riflessi sulla spending review. Dire quotare il gruppo per sé, quindi, non è sufficiente, perché c’è una serie di problematiche legate alla patrimonializzazione di parti del gruppo che devono essere affrontate ed è proprio su questo che stiamo lavorando con Delrio.

Da settimane ormai si inseguono le voci di un avvicendamento ai vertici di Fs. Lei cosa risponde?

Non commento le speculazioni dei giornali.

Ieri si è svolto al Mef anche un incontro sulla privatizzazione di Poste. Stringerete su quel fronte?

L’operazione si sta svolgendo in maniera ordinata e di questo vorrei ringraziare, anche a nome del ministro Padoan, il management della società e il direttore generale del Tesoro con il suo staff che stanno lavorando alla privatizzazione. Ci sono già stati degli incontri del management di Poste e dei global coordinator con gli investitori e vi è molto interesse per la società. Oggi (ieri, ndr) si trattava di fare un punto con il ministro sulla privatizzazione e vedere il calendario che ci separa da qui al momento della quotazione che avverrà entro l’anno, mentre ad agosto sarà depositato il filling in Consob.

Resta l’idea di quotare il 40% del gruppo?

La direzione è quella. Noi vogliamo con queste operazioni stimolare ulteriormente l’azionariato popolare che, nel caso di Poste, assume un carattere particolare dato che grande attenzione sarà dedicata anche all’azionariato dei dipendenti.

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