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Poste, esordio in Borsa il 26 o il 27 ottobre: come affrontare la…

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Poste, esordio in Borsa il 26 o il 27 ottobre: come affrontare la maxi-ipo

Il primo giorno di contrattazioni in Borsa per le Poste italiane sarà il 26 o il 27 ottobre. Lo ha annunciato l'amministratore delegato, Francesco Caio, presentando la quotazione. È dunque partito il conto alla rovescia per quella che si candida ad essere l'Ipo dell'anno a Piazza Affari. Ma non solo, si candida a contendere con le varie Telecom, Eni, Enel, Finmeccanica, ecc. che dagli anni '90 in poi sono andate a raccogliere capitali sul mercato finendo così nei portafogli delle famiglie italiane, il titolo di «madre delle privatizzazioni in Italia». Da società al 100% pubblica Poste italiane intraprende la strada del mercato dei capitali: fino al 38,2% delle azioni potrebbe essere ceduto, diviso per il 70% a investitori istituzionali (fondi pensione, assicurazioni e banche) e per il 30% a investitori retail, ovvero piccoli risparmiatori. Il 3,3% dell'offerta è poi riservata ai dipendenti del gruppo. Da questa sera sarà possibile andare in banca e prenotare l'acquisto di azioni della società guidata da Francesco Caio. «Una società con due anime, quella bancaria (6,2 milioni di conti correnti) e quella dei servizi postali (213 milioni di raccomandate l'anno e 220mila pacchi al giorno) - spiega Mario Spreafico, responsabile investimenti di Schroders wealth management -. A differenza di altre società straniere già quotate che svolgono solo la funzione di banca, come Postbank o postale, come l'olandese PostNl, Poste italiane le svolge entrambe».

Possono essere presentate domande per un minimo di 500 azioni. Considerando che il prezzo oscillerà tra 6 e 7,5 euro, l'investimento minimo si attesterà tra i 3mila e i 3.750 euro. È un prezzo caro? «Questa forchetta dà una valutazione della società potenziale di 9,8 miliardi, inferiore rispetto ad alcuni studi che si erano spinti oltre gli 11 - spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di SoldiExpert Scf -. Sulla base di queste considerazioni il prezzo quindi non risulta caro. Ma va ricordato che il modello di business è soggetto al rischio di nuove regolamentazioni, dato che Poste svolge diverse attività anche non correlate, dall'ecommerce alle assicurazioni. Da quest'ultima genera il 70% dei ricavi».

Il risparmiatore che si domanda se richiedere azioni di Poste (c’è tempo dal 12 al 22 ottobre) deve però avere ben chiaro questo concetto: sebbene Poste richiami nell'immaginario collettivo il concetto di sicurezza (conquistato con merito sul campo) in questo caso si tratta pur sempre di azioni, quindi di una categoria di investimento non esente da rischi. Non si tratta di un BoT o di qualunque altro titolo di Stato. Pertanto potrebbe essere nel breve soggetto alla volatilità a cui le Borse ci hanno abituato negli ultimi anni.

Allo stesso tempo ci troviamo in una fase in cui i mercati azionari sono reduci da importanti rialzi e quindi non è detto che continuino a salire. Ecco perché questo tipo di operazione si rivolge a un risparmiatore dal profilo di rischio da cassettista, disposto a mantenere a lungo in portafoglio i titoli comprati. Precisato questo punto va detto che le condizioni del prospetto possono suscitare un certo appeal. Agli azionisti che conservano i titoli assegnati in collocamento per 12 mesi viene offerto un bonus di 1 azione gratuita per ogni 20 assegnate (bonus del 5%, per i dipendenti 10%). Gli azionisti riceveranno anche un dividendo almeno per i primi due anni (è prevista la distribuzione di una percentuale non inferiore all'80% dell'utile netto consolidato del 2015 e 2016). Bonus e dividendo che dovranno poi sommarsi o sottrarsi alla variazione del prezzo di Borsa per determinare il rendimento finale nelle tasche del risparmiatore.

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