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Poste in Borsa, azioni collocate a 6,75 euro

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PRIVATIZZAZIONI

Poste in Borsa, azioni collocate a 6,75 euro

Il prezzo finale di vendita di Poste Italiane è confermato a 6,75 euro, che coincide con una valorizzazione della società a 8,8 miliardi. Il ministero dell'Economia, che ha ufficializzato ieri l'esito dell'operazione, si prepara a incassare così 3,35 miliardi di euro (al netto delle commissioni di 15 milioni per il consorzio di collocamento).

La domanda finale, relativa all'ultimo range di prezzo fissato giovedì scorso tra 6 e 6,75 euro, è stata pari a 3,3 volte l'offerta, al netto della greenshoe. Dagli investitori e dai risparmiatori è arrivata una richiesta per complessivi 1,521 miliardi di titoli su 498 milioni circa messi in vendita. Nel dettaglio, dal pubblico indistinto è pervenuta una domanda pari a 2,85 volte l'offerta (da 300 mila risparmiatori e oltre 26 mila dipendenti); dagli istituzionali la richiesta è stata pari a 3,6 volte l'offerta. Anche alla luce di questo equilibrio, il ministero per l'Economia, con il supporto delle banche e degli advisor, ha deciso di confermare la ripartizione dei 453 milioni di titoli in vendita per il 70% agli istituzionali (la cui quota sale al 72,7% se si considera anche la greenshoe) e per il resto al retail. La scelta è stata quella di non elevare la quota per il retail, come avrebbe voluto l'azionista sin dall'inizio e fino agli ultimi giorni del collocamento, tanto che era stato ipotizzato un innalzamento al 35 per cento. E questo, probabilmente, per non scontentare gli investitori istituzionali che hanno riposto copiosi all'operazione lanciata da Poste.

Le richieste, infatti, sono arrivate da ben 380 investitori: di questi, ne sono stati ammessi soltanto 190. Considerata la domanda tre volte superiore l'offerta anche sul range di prezzo più ristretto, è stato necessario ridurre le assegnazioni rispetto ai quantitativi richiesti. Nonostante le prenotazioni, non sono state assegnate quote superiori al 2 per cento del capitale. E questo lascia pensare che chi ha dovuto rinunciare a parte dell'ordine, possa provvedere a comprare direttamente sul mercato a partire da martedì prossimo.
Le new entry nel capitale di Poste Italiane sono di tutto rispetto.

I fondi sovrani che si affacciano nell'azionariato della società, come del resto anticipato dal Sole24Ore nei giorni scorsi, sono almeno quattro: il China Investment Corporation (Cic), lo State Administration of Foreign Exchange (Safe), controllato dalla Banca centrale cinese, la Kuwait Investment Authority (attraverso il Kuwait investment office). E ancora: c'è il fondo pensione governativo norvegese Norges Bank. Copiosa la lista degli investitori di lungo periodo: tra questi Blackrock, che ha sciolto le riserve giovedì scorso, Fidelity, Amber Capital, Harvard management e poi il finanziere George Soros. Rappresentati tutti i maggiori investitori italiani: tra questi Pioneer (Unicredit, che fa parte del consorzio di collocamento), Kairos, Azimut, Generali, IntesaSanPaolo (anch'essa nel consorzio di collocamento), la Cassa forense. La ripartizione del book, comunque, risulta nettamente sbbilanciata verso gli investitori esteri: a loro è andato circa il 94% delle azioni in vendita, mentre il restante 6 per cento è stato assegnato agli investitori italiani.

L'operazione, in effetti, è piaciuta in modo particolare ai fondi long term e ai fondi sovrani perchè si muovono con una logica da “cassettista”, investono per restare per un periodo medio-lungo, cercando opportunità con un basso profilo di rischio e un buon rendimento. La dividend policy annunciata da Poste Italiane per il prossimo biennio, con un pay-out dell'80%, garantisce una buona resa: gli analisti ipotizzano la distribuzione di circa 430 milioni di utili, dunque con un dividendo per azione poco superiore a 0,3 euro. Al prezzo fissato ieri, pari a 6,75 euro, il dividend yield si attesta attorno al 4,7 per cento.

«Uno degli aspetti più interessanti di questa operazione è stato il gioco di squadra dell'intero sistema paese, dalle varie autorità coinvolte fino all'azionista e, ovviamente, alla società. E questo è stato suggellato dal forte apprezzamento da parte degli investitori sia italiani che internazionali che si sono dimostrati fin da subito entusiasti del management e della proposta di investimento. È stato un onore e un piacere aver potuto accompagnare la società lungo tutto questo percorso che, ne sono convinto, sarà storico per l'Italia» ha commentato ieri Luigi Labbate, responsabile equity advisory per l'Italia di Rothschild, advisor di Poste nel processo di privatizzazione.