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Obama: «L’auto è una scommessa vinta»

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Obama: «L’auto è una scommessa vinta»

  • –Marco Valsania

Barack Obama vola al Salone dell’auto di Detroit per ingranare nuovamente la marcia di una ripresa economica che dopo sei anni rischia di diventare ancora una volta debole e sfuggente, ostaggio di bufere sui mercati e crisi globali. «Qui possiamo vedere quanta strada abbiamo percorso - ha detto a 400 lavoratori del settore in un centro gestito dalla Gm e dal sindacato -. Non dobbiamo essere soddisfatti ma da questo l’America può trarre fiducia».

Il presidente americano ha visitato per la prima volta da quando è alla Casa Bianca il North American International Auto Show sfoderando ottimismo. L’auto è una delle scommesse a tutt’oggi vinte dalla ripresa: un settore tornato in auge con l’aiuto delle politiche industriali del governo, che ha creato 640mila posti di lavoro e capace di reggersi da solo sull’onda di vendite record. E Detroit è un esempio di complesso per quanto incompleto risanamento urbano grazie al rilancio del Made in Usa, compresa la nascita di improbabili marchi di lusso del calibro di Shinola.

L’auto, insomma, non quale caso isolato ma come volano di grandi scommesse tecnologiche e di competitività futura.

A cominciare da quelle incentrate sullo sviluppo di vetture ultra-informatizzate e che si guideranno da sole, le self-driving cars dove i disegni di Ford, Gm e Fca e di altri produttori internazionali della Rust Belt, l’ex cintura industriale arrugginita del Paese, si incrociano con quelli di Google e di altri colossi della Silicon Valley, la valle californiana dell’hi-tech. E con le ambizioni dello stesso governo, in promettenti nuove partnership pubblico-privato.

Obama, attraverso il suo Segretario ai Trasporti Anthony Foxx, ha di recente lanciato la proposta di stanziare nel prossimo budget 4 miliardi di dollari allo scopo di facilitare proprio questa rivoluzione attraverso il finanziamento di progetti sperimentali. Una sfida che Foxx ha promosso in termini di nuova sicurezza per i consumatori e non solo di nuovo business: ben l’80% degli incidenti stradali avviene a causa di errori umani. E che arriva dopo che la Casa Bianca, sul fronte manifatturiero più avanzato, si è già impegnata ad aprire una catena nazionale di centri di eccellenza spesso collegati all’auto, dall’energia pulita alla stampa tridimensionale.

La rinascita di Detroit come metropoli, per quel che è avvenuta davvero, ha il suo pilastro nell’auto come industria ora aperta all’innovazione. La strada resta dissestata, con gravi problemi sociali da risolvere: in occasione della visita di Obama le scuole pubbliche sono rimaste chiuse per lo sciopero degli insegnanti in protesta contro il sovraffollamento delle classi. E a soli cento chilometri, la storica culla dell’auto Flint è oggi senza acqua potabile perché avvelenata dal piombo.

La riscossa, tuttavia, già oggi va oltre il mondo delle quattro ruote: tra i successi conta anche lo stabilimento di Shinola, che dal 2012 nel cuore di quella che era allora solo capitale del degrado urbano ha assunto oltre 500 dipendenti per produrre orologi di precisione fatti a mano, agende ecologiche e biciclette artigianali con un fatturato annuale da 60 milioni di dollari. Ieri, forse simbolicamente, ad accogliere Obama non sono stati i Ceo dell’auto. È stato invece il fondatore di Shinola, il 56enne Tom Katsotis, a mangiare una pizza con Obama nel quartiere del Cass Corridor, tra gli epicentri del risveglio, fianco a fianco con lavoratori dell'auto ed esponenti di associazioni di sviluppo.

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