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Fed, Fischer non sembra impaziente di alzare i tassi, il mondo è …

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il NUMERO DUE della banca centrale usa

Fed, Fischer non sembra impaziente di alzare i tassi, il mondo è «incerto»

Stanley Fischer, il vicepresidente della Federal Reserve, non sembra impaziente di volere alzare i tassi di interesse negli Stati Uniti. Nel suo discorso preparato per un suo intervento al Council on Foreign Relations di New York, il numero due della banca centrale americana ha subito detto di «non potere rispondere» alla potenziale domanda su che cosa la Fed farà al suo prossimo meeting di marzo: «Semplicemente non lo sappiamo». Fischer ha spiegato che «il mondo è incerto e l'unica cosa di cui tutti i responsabili di politiche monetarie possono essere davvero certi è che quel che accadrà è spesso diverso da quello che attualmente ci aspettiamo.

Ecco perché il Federal Open Market Committee (il braccio di politica monetaria della Fed) ha indicato che le sue decisioni dipenderanno dai dati macroeconomici. «Adegueremo la nostra politica a seconda degli eventi economici e finanziari per alimentare le condizioni che portano al raggiungimento dei nostri obiettivi su occupazione e inflazione».
Proprio su quest'ultimo punto, il numero due di Janet Yellen ha precisato che «ulteriori declini dei prezzi del petrolio e aumenti dei tassi di cambio del dollaro suggeriscono che l'inflazione probabilmente rimarrà bassa un po' più a lungo di quanto atteso in precedenza prima di tornare poi a crescere al tasso annuo del 2%».

Fischer ha citato la Cina (cosa non fatta nel comunicato diffuso dalla Fed alla fine della sua riunione della settimana scorsa, quando ha lasciato invariati i tassi allo 0,25-0,5%) quando ha detto che «preoccupazioni in aumento sull'outlook globale, in particolare l'aggiustamento strutturale in corso in Cina e gli effetti dati dai declini dei prezzi del petrolio e di altre materie prime sulle nazioni che le esportano, sembrano avere innescato a inizio anno la volatilità sui mercati globali». Per Fischer, «a questo punto è difficile giudicare le possibili implicazioni di questa volatilità. Se questi sviluppi portano a una restrizione persistente delle condizioni finanziarie, esse potrebbero segnalare un rallentamento dell'economia globale che potrebbe condizionare la crescita e l'inflazione negli Stati Uniti». (Radiocor)

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