Finanza & Mercati

Perché gli Etf obbligazionari piacciono tanto agli investitori…

  • Abbonati
  • Accedi
STUDIO STATE STREET

Perché gli Etf obbligazionari piacciono tanto agli investitori istituzionali?

  • –di Enrico Marro

Il 2015 è stato un anno record per gli Etf a reddito fisso: secondo uno studio di State Street Global Advisors, l’anno scorso la raccolta netta globale di replicanti fixed income ha sfiorato i 90 miliardi di dollari, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Dal 2002, anno in cui venne lanciato il primo Etf a reddito fisso, il mercato globale di questo segmento è arrivato a toccare circa 500 miliardi di dollari: il che è tanto, ma rappresenta appena lo 0,5% di un mercato obbligazionario mondiale dal valore di circa 100mila miliardi di dollari. Quindi ci sono ampi spazi di ulteriore incremento.

La crescita dei “fixed income” è del resto lo specchio della sempre maggior popolarità degli Exchange-Traded Funds. Solo l’anno scorso sono state 37 le aziende che hanno lanciato il loro primo Etf, portando il numero complessivo di emittenti a quota 276, con più di 6100 diversi “cloni” sul mercato.

Dal 2008 gli scambi sono aumentati del 400% secondo Markit, con un mercato secondario che è diventato più robusto anche in termini di liquidità. Il che, secondo lo studio State Street, si traduce in numerosi vantaggi, per esempio quello di riuscire a operare meglio durante le crisi di Borsa, quando la liquidità sui sottostanti rischia di scarseggiare. Ma per gli Etf focalizzati su nicchie particolari (per esempio il segmento high yield) spesso si è anche in grado di spuntare uno spread - cioè uno scarto tra le proposte in acquisto e quelle in vendita - inferiore a quello dei sottostanti. Il che fa risparmiare denaro.

Gli Etf obbligazionari stanno crescendo bene anche in Italia, in particolare grazie alla forte domanda degli investitori istituzionali. «Alcuni fattori tecnici e regolamentari rendono più complicato l’accesso diretto ai singoli titoli obbligazionari - spiega Francesco Lomartire, responsabile Spdr Etf per l’Italia - favorendo di fatto il ricorso a Etf per prendere rapidamente esposizione su qualsiasi segmento fixed income. Basti pensare a quanto avvenuto a ridosso della conferenza di marzo della Bce quando, in vista dell’avvio del programma di acquisto di bond societari denominati in euro (il Corporate Sector Purchase Program) da parte della banca centrale, l’attenzione del mercato si è concentrata su tali titoli e gli Etf hanno fornito un supporto naturale all’ingente domanda scatenata dagli annunci, fornendo un ulteriore bacino per gli investitori alla ricerca di esposizione corporate euro».

Inoltre lo stato di rendimenti bassi cui il mercato si sta adattando da tempo ha fatto sì che gli investitori abbiano guardato con maggiore attenzione a segmenti di mercato a più alto rendimento, continua Lomartire, che ben si conciliano con l’accesso tramite Etf per le ovvie esigenze di diversificazione che classi di attivo più rischiose comportano.

Infine l’adozione della direttiva Mifid II aumenterà la trasparenza degli Etf scambiati in Europa, permettendo di scoprire in che percentuale ogni singolo strumento viene scambiato su Borse regolamentate e in quale invece su mercati over the counter (dove peraltro, stando a uno studio di Dillon Eustace finirebbero il 70% degli scambi di 1519 Etf di 21 Paesi europei).

© Riproduzione riservata