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Caltagirone entra in Suez e diventa il terzo azionista

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Caltagirone entra in Suez e diventa il terzo azionista

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

La risultante è chiara: il gruppo Caltagirone mette un piede in Suez, multinazionale francese specializzata nella gestione dei rifiuti e delle acque, per diventare il terzo socio del colosso transalpino alle spalle di Engie (l’ex Gaz de France, che ha il 33,6%) e della spagnola Caixa (5,7%). Mentre i francesi consolidano la propria presenza in Acea, rilevando da Caltagirone un pacchetto di azioni pari al 10,85% e salendo al 23,3% dall’attuale 12,5 per cento. E il percorso, svelato ieri da Suez nella nota con cui annunciava i risultati semestrali (archiviati con una crescita dei ricavi del 2,2,%) andrà a traguardo attraverso un aumento di capitale del 3,54% messo in pista dal gruppo transalpino e usato come corrispettivo per acquisire parte del pacchetto azionario in mano Caltagirone (che scenderà così al 5%). A squarciare il velo su un negoziato, cominciato un anno fa quando ancora la nuova giunta pentastellata al Campidoglio era di là da venire, sono stati, come detto, i francesi che, nel comunicato mattutino sulla semestrale, hanno svelato l’intenzione di aumentare la quota in Acea.

Un passo portato avanti dal gruppo francese attraverso l’emissione di nuove azioni Suez nell’ambito di «un progetto di cooperazione industriale di lungo termine che sta per essere finalizzato con il gruppo Caltagirone». Poi, nel pomeriggio, la holding romana ha confermato, con una nota assai stringata, «che le controllate Viafin, Viapar e Soficos, insieme con Gamma e Fincal hanno deliberato di dar corso a un’operazione di conferimento in favore di Suez di azioni Acea», secondo quanto anticipato dall’azienda transalpina.

I termini definitivi saranno comunicati oggi al mercato, ma il contorno ormai è chiaro e, a queste condizioni, il valore dell’operazione sarebbe di circa 300 milioni di euro con Suez, big presente in settanta paesi diversi, che ha una capitalizzazione di circa tre volte quella di Acea e un fatturato che, nel 2015, si è attestato a oltre 15 miliardi di euro. La logica dell’operazione è tutta industriale e, dietro il passaggio contenuto nella nota di Suez, si celano precise sinergie che saranno messe nero su bianco nel contratto in via di finalizzazione e che i due operatori sono intenzionati a percorrere nel trattamento dei rifiuti - che rappresenta, stando all’ultimo bilancio di Suez, il 49% del suo fatturato, mentre il gruppo romano è attivo nel settore attraverso la controllata Cementir con il grosso del business distribuito tra Gran Bretagna e Turchia - e sulla gestione idrica (acquedotti), tassello cruciale nell’ampio portafoglio del big transalpino e rispetto al quale la holding romana può mettere a frutto la propria expertise.

Un’alleanza dagli sviluppi promettenti per entrambe le aziende, dunque, che, con tutta probabilità, sarà accompagnata, sul fronte francese, anche da un riassetto della governance con il gruppo Caltagirone che, a valle della ricapitalizzazione e dell’ingresso nell’azionariato, potrebbe entrare nel board con un proprio rappresentante nel board di Suez (la cooptazione dovrebbe coinvolgere Francesco Caltagirone, numero uno di Cementir, che già siede nel cda di Acea). Guardando al futuro, il nuovo asse industriale potrebbe poi precludere a una crescita del gruppo capitolino nel capitale anche fino al 6%, come auspicano peraltro i soci francesi. Per i quali cambierà poco o nulla in termini di governance dopo l’ascesa nell’azionariato di Acea visto la previsione statutaria, contenuta all’articolo 6, che fissa la sterilizzazione dei diritti di voto per le partecipazioni eccedenti l’8 per cento. Con un occhio alla strategia, come ha spiegato il numero uno di Suez, Jean-Louis Chaussade, interpellato dall’agenzia Reuters, lo scatto su Acea va letto invece nella logica di un maggiore sviluppo della multinazionale francese, intenzionata a crescere in Italia dopo la Spagna. «Roma ha grandi problemi nella gestione dei rifiuti e un gruppo come il nostro può essere d’aiuto», ha detto il ceo.

Quanto al gruppo Caltagirone, la mossa su Acea non va vista come il preludio a un’uscita definitiva dalla società (in cui la holding romana entrò nel lontano 2002 acquisendo il 2% per poi crescere progressivamente negli anni fino a divenire, dopo il 2010, il secondo socio alle spalle del Comune di Roma), ma come una conferma ulteriore del percorso di diversificazione e di internazionalizzazione avviato da tempo dal gruppo romano. Che ieri, dopo l’annuncio dell’operazione - con i legali di Gianni Origoni, Grippo, Cappelli&Partners che hanno assistito i francesi, mentre Legance ha affiancato Caltagirone - è balzato del 3,38% in Borsa a 2,14 euro in una giornata molto fiacca per il listino milanese. Acea ha invece lasciato sul terreno lo 0,34% (a 11,66 euro) nonostante i buoni risultati semestrali annunciati ieri e giudicati dall’ad Alberto Irace «superiori agli obiettivi sfidanti del piano»: utile netto a 149,5 milioni (+50,6%), Ebitda a 443,7 milioni (+25,6%), Ebit a 274,1 milioni (+35,2%), mentre i ricavi sono scesi del 3,8%, a 1,38 miliardi di euro.

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