Finanza & Mercati

Da big oil un miliardo per ridurre le emissioni

  • Abbonati
  • Accedi
In primo piano

Da big oil un miliardo per ridurre le emissioni

  • –Celestina Dominelli

Un miliardo di dollari da mettere in campo da qui ai prossimi dieci anni con un obiettivo preciso: accelerare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie innovative a basse emissioni. L’investimento, annunciato ieri a Londra, porta la firma dell’Oil and Gas Climate Initiative, l’alleanza lanciata ufficialmente nel settembre 2014, a valle del vertice sul clima voluto dal segretario generale delle Nazioni Unite a New York, e che raggruppa dieci major oil, a cominciare dall’Eni: l’inglese Bp, il colosso cinese Cnpc, l’azienda di stato messicana Pemex, l’indiana Reliance Industries, la spagnola Repsol, la multinazionale anglo-olandese Royal Dutch Shell, la compagnia saudita Saudi Aramco, i norvegesi di Statoil e la francese Total. «È un fatto importante e inusuale - ha commentato ieri l’ad di Eni, Claudio Descalzi -. È la prima volta che dieci compagnie, tra le più importanti al mondo e competitor tra loro, si mettono insieme e ciò significa che credono in quello che vogliono fare».

I riflettori del veicolo annunciato ieri, nel giorno dell’entrata in vigore dell’accordo sul clima firmato a Parigi nel dicembre scorso, saranno puntati dunque su nuove iniziative e progetti che siano in grado di contrastare il cambiamento climatico, a cominciare dai settori dei trasporti e dell’industria. Partendo da due binari in cui, è il ragionamento che muove le dieci compagnie, il lavoro di collaborazione può produrre i risultati migliori: la diffusione su ampia scala della cattura, utilizzo, stoccaggio del carbonio, nonché la riduzione delle emissioni di metano da parte dell’industria petrolio e gas al fine di massimizzare i benefici climatici del gas naturale.

Obiettivi che la grande alleanza dell’oil&gas cercherà di raggiungere creando un asse tra l’investimento lanciato ieri e i programmi già esistenti a livello delle singole società per le tecnologie a basse emissioni di carbonio. «Abbiamo già fatto molto, abbiamo investito - ha spiegato ancora il ceo di Eni Descalzi -, ora c’è questo nuovo veicolo che avrà un ceo e un board (che saranno annunciati prossimamente, ndr), noi saremo gli azionisti. È come una grande start up che sta nascendo per un fine che è quello dell’ambiente».

E, per capire la portata dell’iniziativa, è sufficiente ricordare che le dieci major, decise a guidare la risposta dell’industria ai cambiamenti climatici, rappresentano insieme un quinto della produzione di petrolio e gas del mondo. Certo, nella compagine mancano ancora i big statunitensi, ma i principali gruppi europei hanno risposto all’appello. E ci sono anche, come detto, cinesi e indiani. «Le questioni sul tavolo sono molto importanti. I paesi che vi partecipano sono importanti. Anche l’Africa deve essere rappresentata - ha chiarito l’ad di Eni -. Noi, paesi Ocse, siamo piccoli siamo meno del 15% della popolazione mondiale. Stiamo lavorando a garantire energia a tutto il mondo. Quindi più si partecipa a livello mondiale con compagnie statali e compagnie private e più si cerca di trovare di trovare soluzioni. Non c’è nessuna preclusione anzi sarebbero ben accette».

© RIPRODUZIONE RISERVATA