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La «rivoluzione» Donald Trump sui mercati

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L’ANALISI

La «rivoluzione» Donald Trump sui mercati

Quando si possano acquietare le acque, dopo lo sconquasso Trump, è argomento cui è difficile dare risposta. Pensavamo che la seduta di ieri potesse un poco rassicurare: perché, a parte l’usuale scivolata di Piazza Affari, Wall Street pareva più tranquilla, i Treasury americani accennavano a stabilizzarsi, il dollaro dava segni di non salire ulteriormente e persino i nostri Btp stavano correggendo il forte declino subìto in 8 sedute. Ma poco dopo le 16 lo scenario è tornato a rabbuiarsi e le tensioni su titoli di Stato, valute e, questa volta, pure sulla borsa americana hanno fatto capire che il trambusto è perfettamente in corso.

Le conseguenze più pesanti dopo l’elezione di Donald Trump sono ovviamente quelle segnalate dal forte rialzo dei rendimenti obbligazionari e dalla violenta ascesa del dollaro, che si ritrova ai massimi degli ultimi 13-14 anni sull’euro e sul paniere delle maggiori valute. Andrebbe aggiunta la poco consona euforia di Wall Street, cresciuta del’1,9%, che, considerata la contingenza, potrebbe anche avere senso, se si pensa che è stata alimentata un po’ dai titoli dell’energia e delle infrastrutture, e un po’ dal balzo dei bancari (per la crescita dei rendimenti di mercato).

Tuttavia, un dollaro così forte e un Treasury al 2,35% (quasi il doppio di quanto rendeva a inizio luglio) sono fattori potenzialmente destabilizzanti per tutti i mercati internazionali, non esclusa la borsa americana. Per questo suonano quanto meno imprudenti i consigli di alcuni analisti che pensano di veder chiaro in queste acque torbide: chi a spingere sui Paesi emergenti, chi sul paniere dell’euroStoxx50 con dividendi (Goldman), chi su una selezione di azioni americane. Senza contare le demenziali affermazioni di altri operatori: come quella di un commentatore di Bloomberg che invita a «non contrastare la “trumpiana” ondata di marea» o, all’opposto, quella di un gestore di hedge fund (tale Raoul Pal) che predice la catastrofe, perché a lui «la storia suggerirebbe che le probabilità di una recessione nel 2017 sono al 100%».

Tutto dipende da quanto sia destinata a durare questa insana euforia a Wall Street e l’altrettanto inconsulta reazione negativa sui bond e sulle valute. Non che quest’ultima sia irragionevole, ma eccessiva pare davvero, poiché i mercati stanno ipotizzando scenari economici che vanno al di là delle conseguenze della politica economica di Trump: ammesso che lo stesso presidente voglia o possa davvero attuarla in toto, così come l'aveva annunciata in campagna elettorale. Ma, se questa ondata dovesse proseguire sul dollaro e sui rendimenti dei Treasury, è chiaro che i rischi su tutti i mercati finanziari mondiali salirebbero a dismisura. Sorprende la compiacenza verso i paesi emergenti, quando tre anni fa (il periodo del presunto tapering della Fed) le loro valute erano finite ai minimi sul dollaro, al punto, si diceva, che i debiti contratti in valuta erano a rischio d’insolvenza. Oggi il dollaro vale molto più di allora su quasi tutte le valute emergenti e non pare che i debiti siano stati nel frattempo rimborsati.

A noi europei, e italiani in particolare, dovrebbe preoccupare assai più quanto sta succedendo sui nostri mercati finanziari. Perché l’effetto Trump, aggiunto alla Brexit, sommato ai concreti rischi di instabilità politica che si aprono nei prossimi mesi con le elezioni in Austria, Olanda, Francia e Germania, è tale da prefigurare uno scenario analogo a quello di 5-6 anni fa, quando la sopravvivenza del sistema euro era stata messa in discussione. La cronica debolezza dei nostri Btp s’è acutizzata a giugno ed ora con le elezioni americane: ma sempre in parallelo ai sondaggi del referendum costituzionale, man mano che si allargava la forbice tra il «no» e il «sì». Lo spread sul Bund è cresciuto in 3 mesi di quasi 70 centesimi, più meno quanto è aumentato il differenziale di rendimento rispetto ai Bonos spagnoli. La sensazione è che si sia un poco esagerato. La consolazione è che, in apparenza, il mercato abbia già scontato lo scenario peggiore. Ma non si può dire, vista la fragilità psicologica di tanti operatori.

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