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Petrolio, al via a Vienna l’incontro tra l’Opec e i Paesi…

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Petrolio, al via a Vienna l’incontro tra l’Opec e i Paesi «non allineati»

Giornata cruciale per l’andamento dei prezzi del greggio. È infatti in programma per oggi a Vienna l’incontro tra i Paesi Opec - l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio - e un folto gruppo di nazioni esterne al cartello (Usa e Canada esclusi) che potrebbero aderire al recentissimo accordo raggiunto dall’Opec stessa per ridurre l’offerta e sostenere i prezzi. L’intesa - che ha l’obiettivo di risollevare e stabilizzare i prezzi del barile - prevede un taglio produttivo di 1,2 milioni di barili al giorno, al quale potrebbero aggiungersene un altro di 600 mila bg a carico dei paesi “non allineati”. L’obiettivo finale è ridurre la produzione mondiale del 2%. L’Opec - che controlla circa un terzo dell’offerta globale - ha più volte ribadito che la cooperazione con i Paesi esterni al cartello è essenziale.

Ma le difficoltà da appianare sono tante e il percorso per mettere tutti d’accordo appare in salita. Basti pensare che tra i nodi in discussione spiccano la posizione russa, la delicata situazione produttiva in Libia e Nigeria (i due paesi infatti sono stati esentati dal limitare le estrazioni), le difficoltà dell’Opec nel far rispettare gli impegni presi e i vari veti incrociati. Nonostante tutto ieri i mercati sono apparsi cautamente fiduciosi e i prezzi del petrolio Brent e quelli del Wti si sono mossi leggermente verso l’alto.

Per capire l’ampiezza dei problemi che verranno affrontati oggi basti analizzare la delicata posizione russa. Il Paese - come del resto molti alti big del settore (l’Opec in novembre ha alzato l’output di 370mila bg) - sta pompando greggio a ritmi da primato: 11,21 mbg in novembre, il massimo dell’era post-sovietica. E giusto ieri, proprio alla vigilia dell’incontro di Vienna una fonte della delegazione russa ha avanzato l’ipotesi che il summit possa essere rinviato poiché permangono «differenze» che vanno «approfondite». «Sappiamo - ha detto una fonte alla Tass - che all’interno dell’Opec vi sono delle divergenze su come adottare le quote e lo sviluppo della situazione per ora non ci è chiaro. La giornata di sabato (oggi, ndr) sarà importante, siamo preoccupati per la crescita dell’estrazione in paesi come Nigeria e Libia: per noi è importante che tutti dimostrino di voler osservare le quote». Il ministro russo dell’Energia, Alexander Novak, ha comunque ribadito che il Paese è pronto a fare la sua parte riducendo - come concordato - di 300mila bg , ma gradualmente, quando invece l’Opec farà partire la riduzione dal primo gennaio. E Lukoil, secondo big russo del settore, si è detto già pronto a partecipare al piano di riduzione, ma altri big sembrano tentennare. E molti osservatori restano dubbiosi circa un effettivo taglio dell’offerta russa. Un analista della Commerzbank ha infatti ricordato che il settore non è più sotto il completo controllo statale e che quindi molti produttori chiedono compensazioni o indennizzi in caso dell’imposizione di limiti alle estrazioni.

Quanto agli altri Paesi che oggi parteciperanno al meeting figurano Azerbaijan, Kazakhstan, Oman, Mexico, Sudan, Sud Sudan, Bahrain, Malaysia. Di questi Oman e Azerbaijan si sono detti pronti ridurre la produzione. Il Messico anche, ma vorrebbe contribuire al limite con il calo di offerta conseguente al progressivo esaurimento dei suoi pozzi. Il Kazakhstan invece sta aumentando le estrazioni grazie anche all’entrata in funzione del gigantesco giacimento di Kashagan. Insomma, mettere tutti d’accordo non sarà facile, senza contare che l’Arabia Saudita, il leader di fatto dell’Opec, chiede disciplina agli altri produttori, poichè non appare assolutamente disposta a ridurre le estrazioni e contemporaneamente a perdere quote di mercato in favore di coloro che non rispetteranno gli impegni presi. Il Regno tuttavia si sta già preparando a fare la sua parte e ha avvisato i suoi clienti americani ed europei che ridurrà le consegne a partire da gennaio.

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