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Basilea 4, slittano le nuove regole sul capitale

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Basilea 4, slittano le nuove regole sul capitale

Si attendeva il triplice fischio nella partita di Basilea 4. E invece ieri è arrivato il rinvio a data da destinarsi. O meglio, il rinvio a un «prossimo futuro», come dichiarato dal Ghos, il gruppo dei governatori e dei capi della vigilanza delle principali banche centrali al mondo.

L’organo direttivo del Comitato di Basilea nel week end del 7 e 8 gennaio avrebbe dovuto mette il punto finale sulla riforma delle regole di Basilea 3, un set di regole meglio conosciute acome Basilea 4. Così facendo, il Ghos avrebbe approvato in maniera definitiva una bozza di proposta esaminata in un incontro tenuto a fine novembre a Santiago del Cile. In una nota diffusa ieri il Ghos ha però fermato tutto e buttato la palla avanti, affermando che è necessario più tempo per finalizzare alcuni lavori, come la calibrazione finale del quadro normativo. Solo allora il Ghos - che ha reso noto «di accogliere con favore il progresso segnato dal completamento delle riforme normative del dopo-crisi» - potrà esaminare «il pacchetto di proposte e dare il suo ok definitivo». Nessuna indicazione sulla data in cui si terrà il futuro incontro del Comitato. Un’ipotesi tuttavia è che occorra attendere almeno fino al prossimo marzo, vista la complessità della vicenda e la diversità delle posizioni in campo.

Per Mario Draghi, presidente del Ghos e della Bce, «il completamento di Basilea 3 è un passo importante per ripristinare la fiducia negli indicatori di capitale e manteniamo l’impegno per raggiungere questo obiettivo». Il Comitato, ha detto ancora Draghi, «continuerà a lavorare per finalizzare le riforme che puntano a correggere le imperfezioni messe in luce dalla crisi finanziaria al fine di rendere le banche più sicure e resilienti».

Uno dei motivi che potrebbe spiegare il congelamento della riforma è il fatto che il Comitato di Basilea debba prendere ancora le misure con la nuova amministrazione Usa targata Donald Trump. Il nuovo presidente americano non ha mai fatto mistero di voler ammorbidire le regole per banche d’affari e società finanziarie americane e rivedere i cardini della riforma voluta dall’amministrazione Obama a valle della crisi del 2008. Nelle prossime settimane si capirà forse quale è la posizione finale di Trump sul tema e le conseguenze eventuali sulle valutazioni di Fed e delle banche americane. Ma soprattutto si capirà se la voglia di ammorbidimento del nuovo inquilino della Casa Bianca aiuterà anche le banche europee ad uscire dalla morsa regolatoria degli ultimi anni.

Nulla è scontato, anzi. Tra banche (e Vigilanza) del Vecchio Continente e quelle americane il livello di scontro rimane elevato. Tema del contendere in particolare è la revisione dei modelli di rating interni, con i quali le banche calcolano la a rischiosità dei loro attivi e accantonano capitale di conseguenza. Il dossier interessa da vicino le banche del Nord Europa - Olanda, Svezia, Danimarca in particolare - che sono particolarmente esposte sui mutui immobiliari e sarebbero costrette, in caso di una stretta regolamentare, a un’ondata di aumenti di capitale. Gli Usa, da parte loro, tifano per un ritorno ai modelli standard con il quale puntano a ridurre al minimo l’impatto in termini di richieste di capitale: un po’ perchè la stragrande maggioranza delle banche americane già adotta tali schemi, un po’ perchè il rischio di credito è una parte minoritaria delle attività delle banche americane; un po’ perchè spesso le banche a stelle e strisce tendono a cedere o cartolarizzare i mutui immobiliari, svuotandosi così dal rischio.

Ecco perchè il rinvio dell’incontro segna in qualche modo un punto a favore delle banche e dei regolatori europei, che infatti miravano a prendere tempo sul dossier. Il timore diffuso è che Basilea 4 aumenti le richieste prudenziali per le banche europee e costringa gli istituti a dare una nuova stretta al credito. Secondo le stime della Federazione bancaria europea, Basilea 4 potrebbe comportare una carenza patrimoniale per oltre 860 miliardi di euro. Non proprio una buona notizia in un momento in cui, vista la crescita a singhiozzo del Vecchio Continente, il sostegno delle banche alle economie nazionali e agli investimenti diventa sempre più essenziale.

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