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Lunedì stretta finale per le good banks

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Lunedì stretta finale per le good banks

  • –Luca Davi

Qualche giorno per manifestare (eventualmente) l’interesse a voler tornare in partita. E poi, in caso affermativo, due settimane per mettere sul piatto un’ offerta vincolante alternativa a quella di Ubi. Che rimane, al momento, l’unico vero soggetto in pista per l’acquisto delle tre good banks. Tanto che la banca guidata da Victor Massiah potrebbe chiudere il tutto già la prossima settimana. Soprattutto qualora non si presentassero concorrenti alla nuova asta voluta dalla Dg Competition della Commissione Ue. Bruxelles ha chiesto di riaprire la gara ai soggetti che in estate avevano presentato delle offerte vincolanti per le quattro banche ponte (Nuova Banca Etruria, Nuova Banca Marche e Nuova CariChieti) salvo poi vedersele respingere. Una mossa che punta ad assicurare il massimo rispetto del processo competitivo, visto che l’offerta di Ubi sarebbe ritenuta peggiorativa rispetto alle vecchie proposte. Dunque entro lunedì 9 gennaio, a quanto risulta al Sole 24Ore, dovranno pervenire presso l’Autorità di Risoluzione le eventuali manifestazioni di interesse non vincolante. Tra coloro che hanno ricevuto una lettera di invito a rientrare in gara ci sono anzitutto Apollo e Lone Star, che in agosto avrebbero formulato un’offerta considerata vincolante, ma anche il gruppo riassicurativo Barents, che aveva concentrato l’attenzione sulla parte assicurativa di Banca Etruria.

Ad aver esaminato il dossier sono stati tuttavia anche Bper, Cariparma-Crédit Agricole, Bnl-Bnp Paribas, Popolare di Bari e la stessa Ubi. Anche queste banche sarebbero dunque tra gli invitati. Si vedrà se ci saranno novità. Da più parti emerge scetticismo sul fatto che qualcuno abbia tuttavia voglia e interesse a tornare in gara. L’intero impianto di acquisto delle good banks (tutte tranne CariChieti, su cui sarebbe concentrata Bper) è stato già definito nei dettagli, dal supporto di Atlante nello smaltimento degli Npl alla gestione degli eventuali esuberi, tanto da aver già registrato un avallo informale da parte della Bce lo scorso novembre.

In ogni caso, qualora qualcuno si affacciasse nuovamente al dossier, ci saranno due settimane di tempo per la due diligence. La road map prevede che l’offerta vincolante arrivi al più tardi entro fine gennaio. La conclusione del deal non potrà andare oltre la fine di marzo, secondo gli input di Bruxelles.

Nel frattempo sembrano oramai definiti i dettagli dell’accordo tra le good banks, l’Autorità di Risoluzione e la stessa Ubi. La firma, in assenza di offerte dalla nuova gara, arriverà entro metà mese. Massiah acquisterà le tre banche a un prezzo simbolico di un euro e chiede una serie di garanzie. Tra queste, la cessione di 2,2 miliardi di deteriorati ad Atlante (di cui 1,7 miliardi di sofferenze, e 500 milioni di unlikely to pay). Le banche ponte dovrebbero segnare un Cet 1 del 9%, poi Ubi procederebbe a un aumento di capitale attorno ai 40o milioni per mantenere inalterati i propri coefficienti patrimoniali attuali. Si prospettano circa 900 esuberi, i cui costi (170 milioni) per tre quarti saranno a carico delle good banks. Ubi chiede tutele anche sulle coperture relative ai contenziosi legali in corso e sulla totale garanzia sugli aumenti di capitali (per 280 milioni) realizzati dalle banche ponte negli ultimi anni. A Ubi passeranno circa 900mila clienti, 11,5 miliardi di impieghi, circa 18 miliardi di raccolta, di cui 14 diretta.

.@lucaaldodavi

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