Finanza & Mercati

«Superata la barriera dei costi»

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intervista

«Superata la barriera dei costi»

Sta per entrare in funzione l’arbitro per le controversie finanziarie. Come valuta questo istituto?
In modo sicuramente positivo, soprattutto alla luce dell’esperienza dell’Abf. L’Acf consente decisioni rapide, assunte in modo competente e senza costi di accesso alla giustizia per i clienti. Le conseguenze sono assai rilevanti, sia con riguardo al singolo rapporto tra cliente e intermediario che a livello di sistema. Il cliente può agire senza la barriera dei costi legali e, in questo modo, può ottenere più facilmente giustizia. Per conseguenza, si riducono gli spazi di comportamenti opportunistici da parte degli intermediari, tanto più se si considera che, qualora la decisione non venga rispettata, il provvedimento è pubblicato sul sito web dell’Acf con evidenti conseguenze reputazionali per l’intermediario.

È un periodo particolarmente complicato nei rapporti tra banche e clienti. Quali sono le sfide più urgenti che l’Acf dovrà affrontare?
Per la verità, la gran parte delle attuali controversie riguarda materie di competenza dell’Abf e le regole introdotte dalla Mifid hanno contenuto il contenzioso esploso un decina di anni nella stagione del «risparmio tradito». Credo, però, che l’Acf potrebbe trovarsi ad affrontare presto il problematico collocamento di azioni e obbligazioni proprie presso i risparmiatori retail operato da alcune banche, nonché i profili di criticità che caratterizzano talune commissioni applicate nella gestione dei fondi comuni.

Le norme che salvaguardano i clienti in genere considerano gli obbligazionisti risparmiatori e gli azionisti investitori. È corretta questa distinzione? L’Acf può rimediarvi?
Credo intenda fare riferimento alle norme speciali adottate con riguardo alle quattro banche «risolte» e a Mps, dove la distinzione dipende dalle regole europee in materia di gestione delle crisi bancarie. Fuori da questa ipotesi e, in particolare, nelle controversie rimesse alla competenza dell’Acf, la distinzione non sussiste. Azioni e obbligazioni sono strumenti finanziari oggetto dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio prestati dagli intermediari a beneficio della clientela. Poiché le regole di comportamento che l’Acf è chiamato ad applicare riguardano la prestazione dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio, indipendentemente dal tipo di strumento finanziario che ne costituisce l’oggetto, i titolari di azioni, obbligazioni o quote di fondi comuni sono trattati in modo del tutto uguale. Nei giudizi dell’Acf sul rispetto degli obblighi di diligenza, correttezza e trasparenza da parte degli intermediari conta lo status di cliente, non il tipo di investimento.

L’Abf ha avuto successo perché ha dato risposta anche a casi minori. Questo può ripetersi nel mondo degli investimenti?
Certo, esattamente per la logica di eliminazione dei costi legali che ricordavo prima. Va, però, considerato come il successo dell’Abf dipenda anche dalla decisione di Banca d’Italia di dedicare numerose risorse alla segreteria tecnica che permette il concreto funzionamento dell’Abf. Si tratta di un investimento impegnativo, che è, però, assolutamente essenziale. Quanto ai casi minori, occorre, peraltro, considerare che, soprattutto quando si tratta di vicende seriali, esiste il rischio di comportamenti opportunistici da parte di «gestori» che sollecitano i clienti a ricorrere, nella prospettiva di lucrare una parte degli importi conseguiti da questi ultimi a seguito di una decisione favorevole. Un’intelligente gestione del sistema è chiamata a confrontarsi anche con questa eventualità che, purtroppo, l’esperienza dell’Abf dimostra essere reale.

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