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Good banks, i consigli di Ubi in pre-allerta per l’offerta

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Good banks, i consigli di Ubi in pre-allerta per l’offerta

Sulla strada che conduce Ubi verso le tre good bank oramai non ci sono più ostacoli. Ieri scadevano i tempi per le manifestazioni di interesse da parte dei soggetti potenzialmente interessati a rientrare nella asta, una nuova gara voluta dalla Dg Competition della Commissione Ue. Alle 18 di ieri, orario di scadenza dei termini, all’attenzione dell’advisor SocGen, affiancato da Oliver Wyman e Chiomenti, non era giunta alcuna lettera. Un silenzio che spalanca così le porte alla banca guidata da Victor Massiah. I consigli di Gestione e Sorveglianza della banca lombarda sono in pre-allerta e già giovedì potrebbero essere convocati per dare l’ok definitivo e formalizzare l’offerta vincolante.

Gara deserta

Nelle scorse settimane l’Autorità di Risoluzione aveva inviato una lettera ai diversi soggetti finanziari che nel corso del2016 si erano avvicinati al dossier delle quattro banche. Soprattutto a coloro (fondi in particolare) che avevano presentato alcune offerte vincolanti, ritenute però non adeguate. Poichè tuttavia l’offerta di Ubi, che è stata esaminata lo scorso novembre dalla Bce in via preliminare, sarebbe ritenuta peggiorativa rispetto alle vecchie proposte, Bruxelles ha voluto che si riaprissero i termini per sondare l’eventuale disponibilità. Ad essere stati invitati a rientrare in gara sono stati dunque fondi di investimento come Apollo, Lone Star e il gruppo riassicurativo Barents. Tra i potenziali interessati anche Bper (che è in predicato di acquistare Cariferrara), Cariparma-Crédit Agricole, Bnl-Bnp Paribas, Popolare di Bari e la stessa Ubi.

L’operazione di Ubi

Certo è che la cornice all’interno della quale trovare l’accordo per l’acquisizione di Nuova Banca Etruria, Nuova Banca Marche e Nuova CariChieti è oramai definita. L’operazione, che prenderà forma nel corso dell’anno, prevede il passaggio dei tre stituti a un prezzo simbolico di un euro. Nelle intenzioni di Ubi, il deal non deve avere i contorni del salvataggio. Per questo Massiah ha posto una serie di condizioni a garanzia del buon esito della transazione. In primis, la pulizia del portafoglio delle banche oggetto d’acquisto. Le difficoltà in cui versano i territori delle good banks (Banca Marche in particolare) hanno peggiorato la qualità degli attivi rispetto ai tempi della costituzione dei veicoli “ponte”, datata novembre 2015. Da qui la richiesta di far sì che dal portafoglio escano ulteriori 2,2 miliardi di deteriorati (di cui 1,7 miliardi di sofferenze, e 500 milioni di unlikely to pay) di cui si farà carico Atlante.

Non solo. Poichè Bce ha imposto che Ubi non subisca indebolimenti patrimoniali a fronte dell’acquisizione, le nuove Etruria, Marche e Carichieti dovrebbero passare di mano segnando un Cet 1 del 9 per cento. Nel contempo Ubi procederà a realizzare un aumento di capitale stimato attorno ai 40o milioni che permetterà di conservare intatti gli attuali ratio.

All’orizzonte si prospetta un riassetto sul fronte occupazionale. Sul tavolo ci sarebbero circa 900 esuberi complessivi (full time equivalent). I costi, pari a 170 milioni stimati, per tre quarti saranno a carico delle good banks. Ubi ha posto tra le condizioni anche tutele sulle coperture relative ai contenziosi legali in corso e sulla totale garanzia sugli aumenti di capitali realizzati dalle banche ponte negli ultimi anni, pari a 280 milioni.

Per velocizzare i tempi, le good banks dovrebbero passare subito e separatamente sotto l’ombrello di Ubi, e solo in una seconda fase si dovrebbe avviare la fusione. Alla banca presieduta da Andrea Moltrasio, che oggi conta su 3,5 milioni di clienti, 83,9 miliardi di impieghi e 87,5 miliardi di raccolta diretta da clientela, si aggiungeranno così circa 900mila clienti, 11,5 miliardi di impieghi, circa 18 miliardi di raccolta, di cui 14 diretta.

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