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Il «fattore T» sugli utili di Wall Street

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Il «fattore T» sugli utili di Wall Street

  • –Marco Valsania

New York

Utili e Trump. Fatturato e Trump. Outlook e Trump. La costante, nelle conferenze sui bilanci trimestrali della Corporate America, non è stata da ricercare nelle cifre, bensì nell’equazione politica che le aziende devono risolvere. Un’equazione dove l’incognita X è stata sostituita da una gigantesca T. Come Trump, appunto.

Di oltre 250 società nell’indice Standard & Poor's 500 che hanno sollevato il sipario sui conti del trimestre scorso, circa la metà ha costellato la chiamata per commentare i risultati di molteplici riferimenti al fattore T.

La regola, a suo cospetto, è la cautela, con un fondo di speranza: nonostante le polemiche esplose all’inizio del suo mandato, i big aziendali mostrano pazienza per le intemperanze del 70enne neopresidente. Sposano ottimismo contando sul fatto che i toni controversi, dall’immigrazione al libero scambio, vengano moderati con il tempo e siano più che compensati da promesse che si augurano siano invece davvero mantenute senza troppi ritardi. Quelle sulla deregulation, su minori tasse e maggiori investimenti.

Le imposte, o meglio la loro riduzione al 15% dal 35% oggi teoricamente in vigore, domina la classifica dei riferimenti in ordine di frequenza nell’ambito delle telefonate di illustrazione dei bilanci. Oltre un terzo delle imprese vi ha fatto cenno - e spesso più d’uno. Decisamente combattuto è al contrario il giudizio su un altro tema caldo, una tariffa di confine sull’import che potrebbe complicare le attività di numerose multinazionali quotate e danneggiare i consumi.

La verità è tuttavia oggi soprattutto un’altra, a New York come a Washington, nelle sale della politica come nei board aziendali: «Non sappiamo ancora nulla di specifico». ha ammesso il chief executive di Southwest Airlines, Gary Kelly, a chi gli chiedeva come valutasse le prospettive del suo gruppo, una compagnia aerea, alla luce delle politiche di Trump. È un giudizio, quello sull'incertezza sui piani concreti dell’amministrazione al di là dei messaggi politici, che trova ampi consensi.

Le aziende possono farsi forti, in questa loro attesa di chiarimenti dell’incognita T, del loro punto di partenza. È questo conta. Più delle parole del neopresidente.

La marcia degli utili della Corporate America nell’ultimo trimestre viaggia al passo del 4,6%, stando alla società specializzata FactSet. Il 65% delle imprese Usa ha battuto le attese di profitto e il 52% che ha superato anche le previsioni di fatturato. I settori che tirano di più sono i comparti: finanziario (+19,9%), delle utilities (+20,3%) e tecnologico (+7,3%).

Ma attenti al fattore T.: per i tre mesi in corso 44 società hanno ad oggi lanciato allarmi utili e meno della metà, 21, ha offerto una guidance incoraggiante.

Mentre le valutazioni in Borsa, con il Dow Jones salito oltre i ventimila punti, sono sempre più stiracchiate al rialzo, a multipli superiori a 17 dei profitti ipotizzati nel corso del prossimo anno contro medie dei passati dieci anni del 14,4. Forse per questo potrebbero utilizzare un “assist” dalla politica.

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