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Milano frena sul finale, tonfo di Banco Bpm (-6%)

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la giornata dei mercati

Milano frena sul finale, tonfo di Banco Bpm (-6%)

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Le banche zavorrano Piazza Affari nel finale, al termine di una seduta poco mossa anche per il resto d'Europa. A Milano il FTSE MIB ha chiuso in calo dello 0,17% e il Ftse All Share dello 0,12%, quando a Parigi il Cac40 ha segnato un -0,5%, a Francoforte il Dax30 +0,34% e a Londra il Ftse100 +0,18 per cento. Sull'Europa pesa forte incertezza, ancora sulla scia del timore di tensioni all’interno dell’area euro, soprattutto dopo che la candidata alla presidenza della Repubblica francese Marine Le Pen ha preannunciato una Francia fuori dalla moneta unica nel caso di vittoria del suo partito. In più oggi desta preoccupazione il dato tedesco sulla produzione industriale, che a dicembre ha accusato un calo del 3% rispetto a novembre. Oltreoceano si attendono le mosse del presidente Usa, Donald Trump, in tema di defiscalizzazione e deregolamentazione.

A Milano deboli le banche, Unicredit resta sulla parità

La seduta ha visto le vendite colpire in particolare Banco Bpm(-5,98% a 2,39 euro), scivolato in fondo al segmento principale. Deboli anche altri istituti come Bper (-3,46% a 5,02%), Mediobanca (-2,11% a 7,645 euro), Intesa Sanpaolo (-1,92% a 2,142 euro), quando si aspettano sviluppo sulla partita Generali (-0,55% a 14,55 euro), e Ubi Banca (-1,58% a 2,992 euro). Unicredit si è mantenuta sopra la parità (+0,49% a 12,27 euro), con le Risparmio (+9,66% a 44,94 euro) fermate in asta di volatilità per gran parte della seduta, quando segnavano un progresso superiore al 9%. I diritti hanno registrato un +0,09 per cento. La banca di Piazza Gae Aulenti ha visto ieri partire l'aumento di capitale da 13 miliardi di euro, il più alto mai visto a Piazza Affari, e nella prima seduta ha perso il 6,87%, con i diritti che avevano lasciato sul terreno il 18,85%, per un -12,8% rispetto a venerdì del combinato azione-diritto. Intanto lo spread tra il BTp italiano e il decennale tedesco si attesta sopra 197 punti base.

Fca in rosso, nuovo fronte per il dieselgate. In rialzo Cnh

Debole anche Fca (-2,91% a 9,68 euro). Il gruppo ha avuto una seduta complicata partita in rosso in attesa di un accordo con la Germania per chiudere la vicenda dieselgate, mentre nel corso della giornata è arrivata la notizia che si potrebbe aprire una nuova indagine anche in Francia. Fca ha fatto sapere di aver «già fornito ampia dimostrazione alla DGCCRF e al ministero dell’Ambiente del fatto che i risultati di taluni test condotti da IPFEN non corrispondono ai risultati dei test condotti dal ministero dei Trasporti italiano e dei test condotti da Fca». La società ha quindi espresso «le sue più ampie riserve in merito a test effettuati su un singolo esemplare del modello interessato e secondo metodologie di prova non previste dalle normative attuali». Ad ogni modo «Fca continuerà a collaborare ad ogni inchiesta da parte di Autorità competenti e ha piena fiducia che la questione verrà a tempo debito pienamente chiarita». Restando alla galassia Agnelli, in luce invece Exor (+1,24% a 43,13 euro) e Cnh Industrial (+1,52% a 9,035 euro), che beneficia sia dei conti 2016, diffusi a fine gennaio e apprezzati dagli analisti, sia dei rumor sulla possibile cessione delle attività delle macchine per costruzioni, anche se l’azienda ha definito priva di fondamento tale ipotesi.

Spunto di Finecobank dopo i conti del 2016, bene Azimut su Bayback

Finecobank è scattata al rialzo, dopo la pubblicazione dei risultati del 2016, mettendo a segno una delle migliori performance del segmento. Il gruppo ha chiuso l'esercizio 2016 con ricavi totali pari a 559,1 milioni di euro, in aumento del 2,7% rispetto all'anno precedente, un utile netto di 211,8 milioni (+10,9%) e un utile netto rettificato per poste non ricorrenti pari a 200,7 milioni (+3,7%) . Secondo la società si tratta del «miglior anno di sempre pur includendo il contributo di -7,1 milioni netti ai Sistemi di Garanzia dei Depositi». Del comparto del risparmio gestito in forte progresso anche Azimut, sull'onda dei numeri sulla raccolta di gennaio diffusi ieri e dell'annuncio odierno sul lancio del programma di acquisto di azioni proprie. Il programma, che avrà inizio l'8 febbraio fino al 28 ottobre 2017, è finalizzato a realizzare operazioni di successiva rivendita sul mercato, ovvero di disporre di azioni proprie da utilizzare a fronte di operazioni di acquisizione o permuta di partecipazioni societarie, costituire la provvista necessaria a dare esecuzione ad eventuali piani di azionariato, ovvero al servizio di strumenti finanziari convertibili in azioni. Il quantitativo massimo delle azioni acquistabili è pari a 18.263.710 (circa 13% capitale).

Telecom debole dopo la corsa della vigilia

Telecom Italia (-2,41% a 0,81 euro) ha chiuso in rosso dopo il rialzo di ieri, giorno in cui i vertici della compagnia hanno presentato alla comunità finanziaria i conti del 2016 e le linee guida del piano industriale al 2019, che prevede un miglioramento del fatturato e dell’ebitda e un debito sotto controllo, nonostante siano stati messi a budget investimenti in Italia per 11 miliardi di euro.

I titoli sono partiti al rialzo, ma poi hanno invertito ritta risentendo di qualche presa di beneficio. Gli analisti, comunque, esprimono giudizi favorevoli, apprezzando le indicazioni del ceo, Flavio Cattaneo, e scommettendo sul processo di 'trasformazione del gruppo' di cui ieri hanno parlato sia il presidente, Giuseppe Recchi, sia l'amministratore delegato. Gruppo che si propone di battere la concorrenza con un atteggiamento di attacco, spingendo l'acceleratore sia sul fronte degli investimenti e della fibra, sia sul fronte delle offerte commerciali.

Euro e petrolio deboli

Per quanto riguarda i cambi, la moneta unica passa di mano a 1,06889 dollari (1,0685 in avvio e 1,0735 alla vigilia), e 119,918 yen (119,74 e 120,59), quando il biglietto verde vale 112,188 yen (112,05 e 112,35). Il prezzo del petrolio è in calo: il contratto sul Wti consegna Aprile scende dell'1,79% a 52,67 dollari al barile e il contratto sul Brent del Mare del Nord, sempre Aprile, perde l'1,5% a 54,88 dollari al barile.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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