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Fortress a Softbank per 3,1 miliardi

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Fortress a Softbank per 3,1 miliardi

  • –Stefano Carrer

TOKYO

La Borsa di Tokyo ha premiato l’ultima audace mossa del vulcanico Masayoshi Son: le azioni di Softbank sono salite dell’1,6% alla notizia dell’acquisizione di Fortress Investment Group per 3,3 miliardi di dollari in contanti (3,1 miliardi in euro).

Con quest’ultima iniziativa a sorpresa il gruppo giapponese accelera la sua trasformazione da azienda prevalentemente focalizzata su comunicazioni e Internet in una delle principali società globali di investimenti. Non è un caso che l’acquisto della società americana di alternative asset management - tra l'altro piuttosto attiva sul fronte del debito e della gestione delle sofferenze bancarie in Italia - segua l’annuncio che Son fece lo scorso ottobre del prossimo lancio di un megafondo specializzato in tecnologie (“Softbank Vision Fund”) da 100 miliardi di dollari, in tandem per lo più con capitali sauditi.

Fortress ha un portafoglio di investimenti da 70 miliardi di dollari e può offrire a Softbank le sue competenze per condurre in porto operazioni di investimento di private equity e di altro tipo. Certo il prezzo pagato appare alto, con un premio del 39% sul prezzo di chiusura del 13 febbraio (il 14 il titolo è salito di un buon 6%, prima dell’annuncio).

Il Ceo Randy Nardone e altri due top manager, Pete Briger e Wes Edens (fondatori della società nel 1998) hanno concordato di continuare a guidare Fortress come entità autonoma con base a New York e di investire la metà dei proventi del deal in fondi del gruppo. È già stato ventilato che il capitale della divisione operativa di Fortress possa aprirsi successivamente a investitori “amici”. Masayoshi Son, del resto, è sempre stato un grande investitore con una visione industriale (ineguagliabile la sua scommessa tempestiva e vincente su Alibaba), anche se solo di recente ha deciso di fare un ulteriore salto di qualità con l’ambizione di mettersi al centro dei nuovi sviluppi tecnologici, dall’Internet delle Cose all’intelligenza artificiale. Fa parte di questa strategia anche il recente acquisto per 32 miliardi di dollari del chip designer britannico Arm Holdings. Nonostante le delusioni arrivate dopo l’acquisto del gestore Usa di comunicazioni Sprint, Son mostra inoltre di voler accelerare la sua proiezione sugli Stati Uniti, dove a dicembre ha promesso a Donald Trump di investire 50 miliardi di dollari per creare 50mila posti di lavoro.

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