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Kraft, maxi-offerta per Unilever

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Kraft, maxi-offerta per Unilever

  • –Marco Valsania

NEW YORK

Ketchup e sottilette, saponi Dove e tè Lipton. Kraft Heinz ha lanciato ieri un'offerta-shock di acquisizione della piu' grande rivale anglo-olandese Unilever da 143 miliardi di dollari. Una proposta che ha il potenziale di diventare la seconda operazione cross-border di tutti i tempi, alle spalle dell’acquisizione di Mannesmann da parte di Vodafone nell’ormai lontano 1999 per 172 miliardi. E che combinerebbe alcuni dei marchi alimentari e di largo consumo più noti e preziosi al mondo, dando vita a un inedito gigante globale che rivoluzionerebbe un settore già dominato da una manciata di protagonisti, dal leader Procter & Gamble alla Nestlè.

L'offerta, per il momento, si è arenata sul rifiuto dalla Unilever. «Non vediamo alcun merito, finanziario e strategico, per gli azionisti di Unilever», ha fatto sapere il gruppo, secondo per dimensioni solo a P&G, pur ammettendo che il prezzo messo sul tavolo rappresenta un premio del 18 per cento. Unilever non vede neppure «la base per ulteriori discussioni». La proposta, ha rivelato in maggior dettaglio, è stata di 50 dollari per azione, 30,23 dollari in contanti e 0,222 in titoli nel futuro gruppo.

Kraft Heinz ha, da parte sua, indicato che potrebbe però non arrendersi facilmente: ha detto di essere disposta a trattare e si e' spinta a indicare che il nuovo colosso nato da un merger avrebbe tre teste paritetiche, o meglio tre quartieri generali, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Olanda. E ha precisato che non si tratterebbe di una «inversione», cioè di una di quelle operazioni per dare la caccia a vantaggi fiscali anziché industriali osteggiate dallo stesso governo americano.

NEW YORK

Il mercato, a sua volta, ha dato credito al fatto che le societa' siano a questo punto in gioco: i titoli di Unilever hanno guadagnato oltre il 12% a Londra, buoni per una market cap di 139 miliardi. Kraft Heinz e' lievitata di oltre il 7% a New York, spingendo il suo valore in Borsa a 114 miliardi. Nuove mosse, a carte scoperte, sono adesso attese rapidamente: le norme britanniche sui takeover richiedono una esplicita offerta di acquisizione, oppure un altrettanto esplicito ritiro, entro il 17 marzo. A complicare il puzzle sono oggi le forti tensioni politiche emerse su entrambi i lati dell'Atlantico e che si sommano alle tradizionali preoccupazioni antitrust - a cominciare dall'impatto sulla liberta' di scelta dei consumatori - e alle differenze di cultura manageriale e aziendale. Sono in arrivo elezioni in Olanda, dove Unilever sta a cuore, mentre prosegue la Brexit in Gran Bretagna e si impone l'incognita dell'atteggiamento della nuova amministrazione Trump negli Stati Uniti. Un esito che gli analisti non escludono, qualora una piu' ambiziosa fusione fallisse a causa di ostacoli e resistenze, e' un piu' modesto passaggio di mano di alcuni asset, in particolare cessioni di attivita' alimentari di Unilever alla Kraft Heinz.

Se le prospettive di un deal transatlantico tra le due aziende restano complesse, a favorire un avvicinamento delle posizioni potrebbero tuttavia essere i piani di riorganizzazione e semplificazione ormai avviati da anni da entrambe le societa' e che le dovrebbero rendere piu' affini e complementari. Kraft Heinz vanta una maggior presenza in Nordamerica, mentre Unilever ha radici robuste nei mercati emergenti. Il gruppo statunitense ha messo in atto piani di rilancio all'indomani del merger del 2015 che l'ha tenuto a battesimo sotto la guida del chief executive Bernardo Hees, gia' responsabile della riscossa di Burger King, una delle prime prede di successo della 3G Capital. Unilever ha a sua volta cambiato pelle dopo l'arrivo nel 2009 dell'amministratore delegato Paul Polman, che ha fatto scattare progressivi snellimenti e nutrito un raddoppio del titolo in Borsa, focalizzando il gruppo sempre piu' su segmenti considerati piu' redditizi - l'igiene personale rispetto agli alimentari - senza snobbare proprio cessioni e acquisizioni. L'anno scorso Unilever ha rilevato per un miliardo di dollari il marchio di fascia alta Dollar Shave Club.

Kraft Heinz, con le sue avance, rivendica oggi la necessita' di porsi all'avanguardia di un ulteriore processo di consolidamento ritenuto necessario per affrontare il clima di concorrenza, in grado sia di tagliare ancora i costi che di cogliere - e di farlo agilmente, rapidamente e ovunque - tendenze nei gusti del pubblico e con queste opportunita' di espansione su scala internazionale. Anche se la spinta immediata arriva sicuramente dall'obiettivo di superare le difficolta' incontrate nel fare crescere le vendite, che negli ultimi anni hanno frenato davanti a tensioni valutarie, rincari delle materie prime e deludente crescita economica. Una unione ospiterebbe sotto lo stesso ombrello, oltre ai prodotti citati in precedenza, marchi che vanno dagli hot dog e salumi Oscar Meyer, alle noccioline Planters, al formaggio Philadelphia e al caffe' Maxwell House - portati in dote da Kraft Heinz - come anche la maionese Hellmann, i gelati Ben & Jerry e soprattutto i deodoranti Axe e il sapone per bucato Surf nel portafoglio di Unilever.

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