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Mts, quanto vale lo scrigno che custodisce i BTp

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il mercato DEI TITOLI DI STATO

Mts, quanto vale lo scrigno che custodisce i BTp

Quanto vale davvero Mts e perché, soprattutto, il mercato all’ingrosso dei titoli di Stato di Borsa italiana è così importante da rischiare di mandare all’aria la megafusione fra le Borse di Londra e di Francoforte? Una domanda simile è destinata a non avere purtroppo una risposta ben precisa, perché Lse group non fornisce lo spaccato dei dati disaggregati per ciascuna delle proprie controllate e perché, molto probabilmente, l’importanza strategica di Mts trascende le singole cifre di bilancio.

Sotto il primo aspetto, di sicuro si sa che il mercato portato in dote alla fusione con Londra dalla Borsa milanese non è di per sé il «principale contributore» dei ricavi del gruppo Lse, ma ne rappresenta comunque una «proporzione significativa» in termini sia di fatturato che di redditività, come è stato ricordato nella nota diffusa dal board domenica sera. Dal punto di vista strettamente contabile, gli introiti di Mts finiscono nel «contenitore» degli utili realizzati dall’area Capital Markets (dove confluiscono però fra le varie voci anche i ricavi provenienti dall’equity della Borsa di Londra) e rappresentano circa un quarto delle entrate complessive a livello del gruppo: 330,3 milioni di sterline nel 2015 e 271,2 milioni nei primi 3 mesi del 2016 (data di aggiornamento più recente dei conti da parte del gruppo britannico).

Più interessanti, ai fini della «presa» di Borsa italiana e quindi del gruppo Lse, sono probabilmente i dati relativi ai volumi scambiati sulle piattaforme Mts: quasi 93mila miliardi di euro per controvalore nel 2015 e oltre 66mila miliardi nei primi nove mesi dello scorso anno (il 5% circa dei quali legati ai prodotti Mts cash e BondVision, il sistema per gli scambi all’ingrosso riservato agli investitori istituzionali). Si tratta di cifre particolarmente rilevanti, e lo diventano ancora di più quando si pensa che la gran parte di questo denaro è legato a obbligazioni italiane e ai nostri BTp in particolare.

“Mts è di vitale importanza perché è attraverso di esso che si possono sorvegliare le transazioni su una bella fetta dei quasi 1.900 miliardi di euro di debito italiano”

 

Non vi sono anche qui dati certi, che tendono anzi a essere custoditi con la massima gelosia da Lse come dagli altri attori del settore, secondo alcune stime però attraverso Mts passerebbero addirittura il 70-80% degli scambi sui titoli di Stato italiani effettuati sui mercati secondari regolamentari. Ed è proprio qui, in fondo, il nocciolo della questione, perché avere la presa su una piattaforma simile, di importanza così vitale per il terzo più grande debito pubblico al mondo, porta utili ed è anche motivo di prestigio: in altre parole è «strategico».

Mts è ovviamente di vitale importanza anche per le authority di supervisione italiane - Banca d’Italia, Consob e soprattutto Tesoro - perché è attraverso di esso che si possono sorvegliare (se non proprio controllare) le transazioni che avvengono su una bella fetta dei quasi 1.900 miliardi di euro di debito che il nostro Paese sul mercato: si osserva l’attività dei market maker, si valutano gli specialisti e si prepara il terreno perché anche nelle nuove emissioni sul primario tutto si possa svolgere con la massima trasparenza e soprattutto efficacia. Su BondVision, piattaforma che funziona on demand (gli investitori possono chiedere la quotazione di un titolo mettendo in competizione i market maker per scegliere in modo più efficiente), transita inoltre la maggior parte dei riacquisti che la Banca d’Italia conduce per conto della Bce per portare a termine il suo quantitative easing.

Un eventuale cambio nella struttura di controllo di Mts richiederebbe certo l’approvazione delle autorità di controllo italiane e innescherebbe un processo a cascata anche per altre giurisdizioni, incluse quelle di Regno Unito, Belgio, Francia e Stati Uniti, come ha ricordato anche Lse nella nota di due giorni fa. Ma la presa di posizione che può bloccare per sempre l’asse borsistico Londra-Francoforte va ben oltre queste noie burocratiche: è questione di utili, di prestigio e anche di opportunità.

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