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Dichiara deal da 3,6mila miliardi di dollari alla Sec. Ma è un fake

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Le regole Usa

Dichiara deal da 3,6mila miliardi di dollari alla Sec. Ma è un fake

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Lo scorso primo febbraio, un mercoledì, poche ore prima della chiusura di Wall Street un artista sconosciuto di Chicago comunica alla comunità finanziaria americana di essere diventato l'uomo più ricco del mondo. Più di Bill Gates. Più di Warren Buffett. Ci sono volute diverse settimane per scoprirlo. Ma era un fake. Un falso che ha regalato a questo oscuro e squattrinato pittore un piccolo fascio di luce di notorietà. Una storia incredibile. Se si considera la facilità con la quale quest'uomo è riuscito a penetrare nel cuore del capitalismo mondiale, rivelandone i pericolosi spazi di vulnerabilità.

Antonio Lee, 32 anni, quel giorno dichiara alla Sec che Alphabet, holding che controlla Google, ha deciso di acquistare la sua società YNoface in cambio di azioni Google, per un valore di mercato di 3,6mila miliardi di dollari. Un deal come quelli che capita tutti i giorni nelle cronache finanziarie tra multinazionali e start up. Solo che questa volta la notizia era falsa. A metà tra il ciarlatano e l'artista provocatore, Lee è riuscito a caricare nel sistema della Sec, la Consob americana, tutti i documenti e i report del caso, come si fa nei casi di M&A. Il dossier è stato inserito nel database Edgar della Securities and Exchange Commission, sorta di banca dati dove si trovano tutte le informazioni sulle principali società quotate della Corporate America.

La Sec accetta che vengano caricate su questo sistema, senza fare domande, tutte le documentazioni sulle transazioni finanziarie e sulle società. Ogni anno sul database Edgar vengono caricati circa 800mila documenti, più o meno 3mila a settimana, circa 500 file al giorno, impossibile da verificare e controllare in tempi brevi e in profondità. Ma come è possibile che un qualsiasi cittadino possa presentare i propri dossier su un sito istituzionale così importante cuore, appunto, del capitalismo americano? «La Sec – spiega Lawrence West, ex funzionario – non può fermare questa procedura. Può solo punire chi presenta delle notizie false e rimuovere il dossier dal sistema, ma solo dopo che viene accertato che si tratta di un falso». Incredibile che non ci siano filtri all’ingresso, o procedure burocratiche per scoraggiare i falsari. Scoperto il baco, il Congresso americano ha lanciato l'allarme: il sistema va modificato.

Certo, chi presenta una falsa documentazione all'Ente federale preposto al controllo della Borsa valori rischia grosso. Rischia un procedimento civile con risarcimento danni civile e rischia anche di essere incriminato per frode o per manipolazione di mercato.

Lo sconosciuto pittore Antonio Lee ha avuto il suo momento di notorietà. Probabilmente non passerà alla storia per le sue opere d'arte. E neanche per questa sua bizzarra trovata. Tuttavia non è la prima volta che un evento del genere accade nella patria del capitalismo. Il 14 maggio 2014 Nedko Nedev, bulgaro con il passaporto americano, ha presentato anche lui un documento alla Sec in cui dichiarava di aver presentato un'offerta per scalare la multinazionale di cosmetica Avon. La notizia era falsa. Però le azioni Avon a Wall Street quel giorno, dopo un aumento del 20%, furono sospese per eccesso di rialzo. A nulla valserò i comunicati ufficiali di Avon che prese subito le distanze dalla falsa operazione. Nei mesi seguenti, un giudice federale incriminò il fantasioso bulgaro per manipolazione di mercato. Ma così è.

Nella patria del capitalismo, dove le regole non ci sono e se esistono sono più lasche che altrove, si può dichiarare alla Consob americana che hai comprato la luna o come faceva Totò che sei il proprietario della Fontana di Trevi e che la vuoi vendere. Fino a prova contraria, fino a quando – meglio - qualcuno non andrà a verificare la fondatezza della documentazione presentata, la verità è quella.

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