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A San Marino è scontro sugli Npl

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A San Marino è scontro sugli Npl

Continua senza esclusione di colpi, a San Marino, la battaglia per il controllo delle leve di comando della finanza del Paese e delle sue banche. Al centro della contesa, secondo molti osservatori sul Titano, vi sarebbe la spartizione dei crediti inesigibili del suo sistema bancario: quasi due miliardi di euro in gran parte concentrati in capo alla Cassa di Risparmio di San Marino e alla sua società un tempo attiva nel settore del credito al consumo: il gruppo Delta, commissariato dopo l’inchiesta della Procura della Repubblica di Forlì battezzata «Varano» e ora non più operativo.

Ora al centro delle attenzioni della locale Banca centrale e della sua Vigilanza è finita un’altra banca: la Asset, altro istituto discusso per una analoga indagine battezzata «Renero» della stessa procura. Il processo è in corso a Forlì. Il 2 marzo scorso la Banca centrale ha commissariato la banca già guidata da Stefano Ercolani e lo ha fatto dopo un periodo di gestione provvisoria affidandone il controllo a due commissari, Vincenzo Dispenzeri e Giuseppe Pedrizzi e a un comitato di sorveglianza composto da Paolo Mazzanti, Marcello Condemi e Giuseppe Di Marco. Il provvedimento è stato motivato dalla vigilanza con una condanna per riciclaggio dei vertici della banca che la difesa ridimensiona in una sanzione pecuniaria da poco più di 5mila euro e da una segnalazione di operazione sospetta effettuata alla locale autorità di informazione finanziaria nel febbraio del 2017.

Nel frattempo, dopo il commissariamento, la liquidità nelle casse di Asset Banca si sta assottigliando in maniera progressiva. Un’emorragia che se dovesse continuare potrebbe portare nuovi problemi a un sistema già provato da tre scudi fiscali e una voluntary disclosure.

Intanto a San Marino si accentua la divaricazione delle posizioni fra l’associazione bancaria locale (Abs) e gli altri poteri forti che individuano nell’immobiliarista Marino Grandoni il proprio capocordata. Proprio l’avvocato Matteo Mularoni, sino allo scorso 17 marzo a capo dell’Abs, aveva presentato un progetto che mirava a trattenere all’interno della piccola repubblica la gestione degli Npl affidando a un soggetto specializzato la loro gestione industriale puntando di fatto ad aumentare la loro redempion. Un progetto osteggiato dall’altra cordata più orientata a cedere l’intero pacchetto all’esterno per un prezzo forse inferiore ma con un realizzo immediato.

In tutto questo il ruolo della banca centrale di San Marino in questa fase viene da molti criticato in loco e il suo ruolo di arbitro super partes viene messo in discussione da molti. In particolare il ruolo del suo presidente, l’egiziano Wafik Grais, descritto sulla stampa locale come amministratore di una società avente la stessa sede lussemburghese di due società di Grandoni. Né la situazione interna alla banca appare del tutto tranquilla, dopo che almeno 5 funzionari della vigilanza hanno deciso più o meno autonomamente di allontanarsi dalla loro funzioni. Risultano infatti fuori dalla banca Stefano Bizzocchi del consiglio direttivo, Fabio Mazza, ispettore, Patrizio Cherubini, Giuliano Battistini e Andrea Vivoli oltre a Maurizio Pappalardo, autore della verifica in Banca Asset che sembra abbia lasciato la sua posizione subito dopo l’ispezione.

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