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L'ultimo gol di Silvio: 740 milioni per il suo Milan

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L'Editoriale|happy closing

L'ultimo gol di Silvio: 740 milioni per il suo Milan

Il Milan cambia proprietà. Comincia l'era di Yonghong Li e finisce quella di Silvio Berlusconi e della Fininvest. Dopo mesi di trattative complesse e difficili, arriva a conclusione la transazione con l'investitore cinese Mr Li. Il prezzo messo sul piatto è quello da Guinness dei primati: 740 milioni di euro compresi i debiti. La Fininvest può così incassare risorse preziose dopo i centinaia di milioni spesi in questi anni per ripianare le perdite del club rossonero. Per Yonghong Li la partita invece inizia ora. Al di là di quelli che saranno i risultati sportivi, l'uomo d'affari cinese dovrà riportare il Milan ad essere redditizio e dovrà soprattutto rimborsare la mole di debiti (303 milioni di euro) contratti con il finanziatore americano, il fondo Elliott.

Si chiude l’era di Fininvest e della famiglia Berlusconi e si apre quella dell’uomo d’affari cinese Yonghong Li.

La famiglia Berlusconi ha ceduto definitivamente il Milan: l’intera partecipazione del 99,93% alla Rossoneri Sport Investment Lux, cioè il veicolo costruito per l’acquisizione. Al di là delle opinioni nostalgiche sulla oltre trentennale (e gloriosa) epoca di Silvio Berlusconi presidente e delle roboanti di chiarazioni di Mr Li (“da oggi costruiamo il futuro”), la vera partita che si aprirà da oggi sarà finanziaria.

Gli estremi dell'accordo (firmato dall’ad di Fininvest, Danilo Pellegrino, e da David Han Li, rappresentante di Rossoneri Sport Investment Lux affiancati dagli advisor Lazard, Chiomenti, Rothschild e Gianni Origoni Grippo Cappelli) prevedono una valutazione complessiva del Milan pari a 740 milioni di euro, comprensivi di una situazione debitoria stimata al 30 giugno 2016, come da intese fra le parti, in circa 220 milioni. A quanto incassato da Fininvest si aggiungono 90 milioni a titolo di rimborso dei versamenti in conto capitale eseguiti dalla stessa Fininvest a favore del Milan dal primo luglio 2016 ad oggi. Gli acquirenti hanno inoltre «confermato l’impegno a compiere importanti interventi di ricapitalizzazione del Milan». Per la campagna acquisti e di rafforzamento del club sarebbero previsti tra i 130 e i 140 milioni di euro.

Oggi l’assemblea dei soci del Milan riunita in prima convocazione provvederà, fra l’altro, a deliberare in ordine alla nomina dei nuovi organi sociali. Del nuovo board faranno parte i cinesi Yonghong Li e Han Li, il banchiere Lu Bo (che lavora in Haixia, tra i finanziatori dell’operazione) e un manager che risponde al nome di Xu Renshuo. Poi ci sono gli italiani: Paolo Scaroni (ex numero uno di Eni, in quota Elliot), oltre all’avvocato Roberto Cappelli dello studio Gianni Origoni e Marco Patuano (ex numero uno a di Telecom) come indipendente.

La partita vera, quella finanziaria, inizia ora. Yonghong Li avrà 18 mesi per rimborsare i 303 milioni dati in prestito dal fondo statunitense Elliott e dall’altro investitore londinese Blue Skye, partner del fondo Usa.

Di questi 303 milioni (il cui contratto finale di finanziamento è stato firmato ieri nello studio milanese Craca Di Carlo Guffanti Pisapia Tatozzi) circa 180 milioni sono stati prestati per l’acquisizione del club (con tassi dell’11,5%), mentre gli altri 123 milionisono prestiti per il Milan: di cui circa 73 milioni sono andati proprio ieri a a rimborsare parte del debito con le banche italiane e 50 milioni saranno per il rafforzamento della squadra. Elliott si prenderà in pegno il 99,93% delle azioni del Milan, oltre che il capitale della società veicolo Rossoneri Lux.

Yonghong Liavrà quindi tre opzioni per rimborsare i 303 milioni. La prima è quella di vedere sbloccati quei fondi di importanti investitori che Li ha dichiarato di avere come compagni di viaggio, soldi che sarebbero bloccati al momento dal governo cinese. Come seconda opzione c’è l'ingresso sulla scena di un terzo soggetto, al momento sconosciuto, pronto a subentrare nella partita. L’ultima opzione prevederebbe la quotazione del Milan sulla Borsa di Hong Kong. Se nessuna di queste ipotesi si dovesse concretizzare, il rischio è che il Milan passi nelle mani del fondo Elliott che lo rivenderà al miglior offerente .

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