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Ecco perché Londra è tra le «peggiori» Borse da inizio anno

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il rapporto tra valute e listini

Ecco perché Londra è tra le «peggiori» Borse da inizio anno

(Reuters)
(Reuters)

Con il -2,5% accusato nell’ultimo mese la Borsa di Londra al momento sta registrando la performance più debole da inizio anno, fra le principali Borse europee. Da gennaio il Ftse-100 è salito del 5% al cospetto del +14% medio dei listini continentali (mentre a Wall Street l’S&P 500 è salito del 7% e il Nasdaq dell’11%).

Come si spiega questo movimento? Decisivo è l’effetto-cambiosulle azioni. La Borsa di Londra infatti sta dimostrando una straordinaria decorrelazione rispetto all’andamento della sterlina. Questa “correlazione inversa” è lampante se si osserva il grafico. Più la sterlina si svaluta, più l’indice azionario londinese sale. E viceversa.

BORSA DI LONDRA E STERLINA A CONFRONTO
La spettacolare correlazione inversa tra il Ftse 100 e la sterlina

Il movimento è chiaro anche nell’ultimo mese. La sterlina si è apprezzata del 5,5% nei confronti del dollaro (passando da 1,21 a 1,28).

IL CAMBIO STERLINA/DOLLARO
Quanti dollari per una sterlina

E cosa ha fatto il Ftse-100? Ha sofferto. Come mai? Questo perché le aziende quotate nell’indice Ftse-100 fatturano per lo più in dollari, quindi se la sterlina si deprezza (o apprezza) di un 10%, i ricavi di queste aziende saranno grosso modo del 10% più alti (o più bassi) in valuta locale».

Il cambio sterlina/dollaro (molto più rispetto a quello sterlina/euro) è quindi un fattore determinante per il calcolo della performance dell’indice azionario della Borsa di Londra.

Viene però a questo punto anche da chiedersi come mai la sterlina, in piena Brexit (a fine marzo il governatore Theresa May ha avviato l’iter per uscita dall’Unione europea) si stia rivalutando anziché proseguire nel trend discesista. Anche per questo dubbio c’è una risposta. Gli addetti ai lavori - che ricordano che in ogni caso dal referendum dello scorso giugno che ha sancito la volontà popolare di abbandonare l’Ue la sterlina abbia perso il 14%, allora infatti valeva 1,46 dollari - sottolineano che siamo ancora nel campo delle prese di profitto. Alcuni operatori - visto che ora è chiaro che la Brexit s’ha da fare - stanno chiudendo le posizioni al ribasso aperte tempo fa sulla valuta britannica. E c’è solo un modo per farlo per chi ha venduto in tempi non sospetti allo scoperto sterline puntando su un suo ribasso: acquistarle e chiudere la posizione pendente.

Nel recente rialzo gli esperti del mercato dei cambi intravedono una soglia tecnica rilevante. Fino a che il cambio sterlina/dollaro si manterrà entro il range di 1,285 è tutto normale: trattasi di prese di profitto. Se dovesse sfondare al rialzo questa soglia entrerebbero in ballo altri fattori che potrebbero cambiare gli equilibri.

Il caso Ftse-100/sterlina non è isolato. Qualcosa di simile è accaduto in Svizzera. Il violentissimo apprezzamento del franco fece crollare del 7% la Borsa di Zurigo il 15 gennaio 2015. E accade tutti i giorni in Giappone, tra l’indice di Borsa Nikkei e lo yen. Anche in questo caso c’è una correlazione inversa tra Borsa e valuta del Paese.

LA CORRELAZIONE “INVERSA” TRA BORSA GIAPPONESE E YEN
Base 25/04/2016=100

Questo perché le aziende quotate hanno una fortissima vocazione all’export e quindi vengono premiate da una svalutazione (difatti competitiva) della divisa nipponica.

Il caso Ftse-100/sterlina ci insegna anche che sui mercati azionari “ogni indice è Paese” e ha delle sue peculiarità. E tutto dipende 1) dal modo in cui viene calcolato (la maggior parte degli indici non si calcolano in base alla media semplice dell’andamento delle società che lo compongono ma in base alla media ponderata per capitalizzazione da cui si deduce che le singole azioni hanno un peso differente); 2) dalla tipologia di società quotate nell’indice (più forte sarà la componente votata all’export maggiore sarà la correlazione inversa con l’andamento della valuta del Paese o area geografica).

Di conseguenza, non bisogna commettere l'errore di associare algebricamente la Borsa di un Paese al cuore dell'economia di quel Paese. In un'economia sempre più globalizzata - dove le multinazionali dichiarano utili nei Paesi dove è più agevole ottenere risparmi fiscali - le carte si rimescolano un po'. E non sempre i listini sono rappresentativi dell'economia domestica.

Ad esempio la maggior parte delle aziende quotate sul listino spagnolo hanno una forte connessione con l'economia brasiliana. Quindi se l'indice Ibex corre non è necessariamente detto che i cittadini spagnoli stiano, in quanto a standard di vita, correndo di pari passo.

Un altro fattore che può distorcere il collegamento tra una Borsa e lo stato di salute generale delle imprese domestiche riguarda il sovrappeso che un settore può avere nella composizione di un indice. Ad esempio il Ftse Mib di Milano - che calcola l'andamento ponderato dei 40 titoli più importanti - è sbilanciato sui titoli finanziari che hanno un peso superiore al 30%. Quindi se le banche se la passano male, l'immagine dell'intero listino ne risulta oltremodo penalizzata.

twitter.com/vitolops

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