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BTp Italia, richieste per 1,6 miliardi

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Obbligazioni

BTp Italia, richieste per 1,6 miliardi

  • –Maximilian Cellino

Torna un po’ di appetito fra le famiglie italiane per il BTp Italia. Non siamo certo sui livelli da record registrati per le emissioni del 2013, ma con i suoi 1,6 miliardi di euro raccolti nel primo giorno di collocamento il titolo di Stato legato all’inflazione del nostro Paese dimostra di meritare ancora uno spazio nei portafogli dei risparmiatori, per i quali era stato del resto creato dal Tesoro ormai 5 anni fa. Oggi e domani per gli investitori retail ci sarà ancora modo di arrotondare le richieste (improbabile, a questo punto, la chiusura anticipata) mentre giovedì mattina l’operazione sarà dedicata ai soli investitori istituzionali. L’obiettivo ufficioso per il Tesoro è superare l’ultimo collocamento di ottobre (nel quale furono raccolti 5,2 miliardi) e avvicinarsi a quelli immediatamente precedenti attorno agli 8 miliardi.

Non è verosimilmente il valore della cedola minima annua garantita l’elemento in grado di fare leva sull’interesse del pubblico. Lo 0,45% comunicato dal Tesoro la scorsa settimana è infatti più o meno sulla stessa linea dei floor fissati per le ultime 3 emissioni. Anzi, la riduzione della durata della presente emissione (da 8 a 6 anni) fa sì che sul mercato secondario esista già un titolo dalla scadenza pressoché analoga (aprile 2023, emesso due anni fa) e che soprattutto garantiva ieri esattamente lo stesso rendimento minimo a scadenza. Acquistare questa obbligazione sarebbe in fondo la stessa cosa, se non fosse per le commissioni (che non si pagano per il nuovo BTp Italia) e per il premio fedeltà pari al 4 per mille nel caso si conservi il Buono fino al rimborso (maggio 2023).

Il ritorno di un certo appeal si può semmai spiegare con i valori dell’inflazione (il tasso Foi, ovvero l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi) da sommare a quello 0,45% per determinare la cedola semestrale e che, come comunicato ieri dall’Istat, ha rialzato la testa in aprile registrando all’1,9% i massimi da oltre quattro anni. Non è detto che questi livelli, dovuti in particolare al rincaro dei carburanti, siano confermati in futuro (gli analisti di UniCredit prevedono un tasso medio dell’1,4% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018), ma si tratta in effetti di un biglietto da visita ben differente da quello presentato dalla deflazione dei mesi scorsi.

Da ultimo occorre considerare la «fedeltà» dei sottoscrittori. Il mese scorso è infatti stata rimborsata la quarta tranche del BTp Italia, emessa quattro anni fa per un importo di 17 miliardi, una buona fetta della quale (il 22,7%, pari 3,8 miliardi) è stata detenuta fino a scadenza. Possibile quindi che parte di questo denaro sia reinvestito nella nuova emissione, che non sarà però l’ultima dell’anno: «A novembre - ha assicurato Maria Cannata, direttore del dipartimento del debito pubblico del Tesoro, intervistata da Radio24 - scadrà il titolo dall’importo maggiore, da oltre 22 miliardi, quindi in autunno effettueremo un nuovo collocamento».

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