Finanza & Mercati

Best Union, scontro fra i soci sul delisting

  • Abbonati
  • Accedi
Azioni

Best Union, scontro fra i soci sul delisting

  • –Marigia Mangano

Capitalizza 28 milioni di euro. Era una piccola impresa famigliare nata per arrotondare lo stipendio dei fondatori ai tempi dell’università. E in pochi anni si è affermata come uno dei principali operatori italiani nel settore della produzione e commercializzazione di sistemi di biglietteria elettronica e nella gestione stessa degli eventi.

È l’identikit di Best Union, azienda bolognese nata nel 1999 sotto l’impulso di Luca Montebugnoli che grazie alla intuizione imprenditoriale e al sostegno di alcuni soci che hanno creduto e investito nel progetto (come la famiglia Seragnoli e Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti) quasi dieci anni fa è riuscito a portarla in Borsa.

Ora però Best Union potrebbe diventare teatro di uno scontro acceso tra gli azionisti storici e la merchant bank Palladio, con i primi decisi a ritirarla da piazza Affari con un’Opa a 3 euro e la seconda critica sulla bontà dell’operazione e sul prezzo offerto.

Merita di essere raccontata la storia di questa azienda bolognese sbarcata in Borsa nel 2008. Best Union si è sempre occupata di gestire la biglietteria elettronica e lo staff (che vuol dire accoglienza, controllo e sicurezza) per eventi quali le partite di calcio, le partite di basket, le fiere, i concerti. Servizi offerti anche a gruppi bancari, cinema, teatri, parchi divertimenti. Insomma, un gran da fare. Gli ultimi due colpi di un certo rilievo sono stati la commessa Expo 2015 e la più recente gestione della vendita dei biglietti del concerto-evento “Modena Park” di Vasco Rossi in programma il primo luglio, un sold out da record mondiale. Eventi di spicco che hanno contribuito a incrementare il giro d’affari del gruppo. I dati a fine 2016, che tuttavia non tengono conto del maxi concerto a celebrazione del 40ennale di carriera di Vasco Rossi, parlano di ricavi nel 2016 pari a 56,7 milioni, Ebitda pari a 7,1 milioni (12,5% dei ricavi consolidati) e un risultato netto consolidato positivo per 2,3 milioni a fronte di un indebitamento finanziario netto di 1,1 milioni.

La società bolognese si trova però ora al centro di un riassetto che potrebbe ridisegnare contorni e azionariato. Nel dettaglio, lo scorso 8 maggio i tre principali soci di Best Union hanno lanciato un’Opa che terminerà il 9 giugno. Nel dettaglio è stata costituita la newco di diritto lussembughese Ticket Holding sarl, alla quale sono state apportate le partecipazioni in Best Union degli azionisti Montebugnoli (31,317%), insieme a quelle di altri due imprenditori, Giuseppe Pilenga attraverso P4P International S.r.l (29,320%) e la famiglia Landi attraverso Girefin (14,737%), per un totale complessivo pari al 75,38% del capitale. Nell’ambito di questa operazione è entrato nel capitale della newco Bravo Capital tramite la controllata Luxempart Capital Partners Sicar sa, una società lussemburghese di private equity. Il capitale sociale di Ticket Holding risulta quindi ora detenuto da Luca Montebugnoli per il 34,260%, da P4P per il 32,079%, da Girefin per il 16,122% e da Luxempart Capital Partners per il 17,539%.

L’offerta è stata lanciata da Time for Ticket srl, società interamente controllata da Ticket Holding, al prezzo di 3 euro per ogni azione Best Union su un flottante del 24,6% del capitale sociale. Con un obiettivo preciso: delistare la spa bolognese. Per farlo però la newco, che ha già in mano il 75%, deve superare il 90%. Impresa che appare ardua. Tra i soci attuali di Best Union ci sono infatti due posizioni chiave. La prima, storica, fa capo a Rosario Bifulco, ceo di Mittel. La seconda, ben più recente, è della vicentina Palladio che ha annunciato sul finire della settimana di detenere il 10% del capitale (in precedenza aveva raccolto il 5%). E cosa può voler dire un rafforzamento improvviso a pochi giorni dalla chiusura dell’Opa finalizzata al delisting? Di certo la mossa non sembra amichevole, anzi. Il gruppo vicentino, interpellato dal Sole 24 Ore, non ha voluto commentare, ma alcune fonti riferiscono che l’investimento di Palladio sarebbe giustificato dalla convinzione che Best Union valga di più rispetto a quanto offerto dai soci fondatori. Non solo. Secondo alcuni osservatori ci sarebbero alcuni aspetti poco chiari nell’ambito dell’operazione. Prima fra tutti le “Motivazioni dell’offerta”, così come spiegato al capitolo apposito nel prospetto informativo.

Il documento recita infatti a pagina 82 che con la promozione dell’Opa «i soci e l’investitore si propongono di realizzare un progetto di consolidamento e di sviluppo a livello internazionale del gruppo che possa attuarsi sia per linee interne che mediante l’acquisizione di società operanti nel medesimo settore di business nonché in mercati complementari a quello ove il gruppo opera alla data dell offerta fermo restando che sarà Ticket Holding la società destinataria di tali acquisizioni. Nel contesto di questo progetto è previsto che venga meno la centralità di Best Union nell’ambito del gruppo a favore di Ticket Holding, destinata a diventare il centro decisionale delle strategie del gruppo e società detentrice delle partecipazioni societarie nelle varie società operative». In pratica tutto si sposta ai piani di sopra e cioè nella società che controlla il veicolo che ha lanciato l’Opa. Già ma che succede se non c’è il delisting, e cioè se il mercato non consegna le azioni? I piani non cambiano: «l’esito dell’offerta non è destinato a condizionare l’implementazione del citato progetto di consolidamento e di sviluppo a livello internazionale del gruppo che sarà realizzato anche in caso di mancato raggiungimento del delisting».

L’intenzione, in pratica, è comunque quella di delistare il gruppo, anche attraverso l incorporazione di Best Union in una società non quotata e garantendo il diritto di recesso. Insomma Montebugnoli & c sembrano decisi a chiudere il capitolo Borsa. Si tratta di vedere a questo punto quali sono le carte che vorrà giocare Palladio che, allo stato attuale, potrebbe quantomeno allungare i tempi del riassetto. Fermarlo però appare difficile. Salvo, ovviamente, colpi di scena.

© RIPRODUZIONE RISERVATA